sabato 24 agosto 2013

Quale futuro ci aspetta?

Grazie al web e alla sua funzione genetica, riesco ad attingere a informazioni sul mio (si, è anche mio) Stato. E quello che leggo mi rende attonito. Dove stiamo andando? Quale futuro ci aspetta?

Magari ci sono tante cose che non capisco (anche perché, di chi le gestisce, nessuno è realmente interessato a farle capire a tutti) di economia dei governi, gestione degli stati, scelte di politica internazionale. E vivo nell’illusione che alcune regole dovrebbero essere seguite. Quelle del rispetto, dell’attenzione ai più deboli, della libertà, della possibilità di tutti di avere opportunità di scegliere e della responsabilità di rispondere delle proprie scelte.
Ma vivo in un’illusione. Cultura, condivisione, libertà, rispetto, non violenza, dialogo sono relegate alla buona volontà di singole persone (meno male che esistono!!!). Ma tenute li, borderline, che non diano troppo fastidio. Nella lotta economica mondiale, le morti locali di chi non riesce ad affrontare un sogno spezzato, sono importanti solo a parole. A fatti, valgono come “danni collaterali” di una guerra giocata senza esclusione di colpi. Niente.

La realtà che ho davanti, si presta a tanti dubbi. E anche a tante tristi certezze. L’interesse, il denaro, il "controllo" e il potere sono le forze che regolano la vita del mondo. E anche del nostro paese. La coerenza è un vezzo. L’onestà un vestito vecchio. La trasparenza un’idea scellerata, idiota e pericolosa… Apparire è fondamentale. Essere, meno. Se “sai raccontarla”, meglio. E se sai fare "bene" i tuoi “business”, sei nell’olimpo.

Non vedo una azione (una vorrei, almeno e solo una) lungimirante. Una scelta fatta dei governi degli ultimi 20 anni in Italia (non parlo di prima, ero troppo idiota) che abbia una vera scintilla di innovazione e futuro. Sembano toppe, quando non sono mere porcherie. Non un atto verso un futuro più sostenibile (parola abusata e quasi svuotata del suo senso profondo), migliore, felice per gli abitanti di questa nazione (... si nel pianeta ci siamo anche noi).
E, a maggior ragione, nemmeno un atto verso il pianeta, che lentamente ed in un silenzio assordante, scivola in situazioni con le quali ci troveremo (e magari sorprendendoci) a fare i conti fra non molto tempo.

Situazione attuale del nostro paese.
- Ammortizzatori sociali: 80 miliardi (80.000.000.000 €) erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione;
- Cassa integrazione: totale di ore di Cassa Integrazione richieste, da gennaio a giugno, supera il mezzo miliardo (> di 500.000.000 di ore) ;
- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi di Euro (6.000.000.000.000 €);
- Debito pubblico: a giugno 2013 nuovo record a 2.075,71 miliardi di euro (2.075.710.000.000 €) dai 2.074,7 miliardi di maggio; oltre il 130% del Pil. Secondo le previsioni salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012.
- Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%;
- Disoccupazione: a giugno 2013 si attesta al 12,1%, dato peggiore dal 1977;
- Disoccupazione giovanile: il tasso nel segmento 15-24anni a giugno 2013 e' salito al 39,1%, in crescita di 0,8 punti percentuali su maggio e di 4,6 punti su base annua;
- Entrate tributarie: a maggio -0,7 miliardi rispetto allo stesso mese di un anno fa (a 30,1 miliardi, -2,2%). Nei primi 5 mesi del 2013 il calo è dello 0,4% rispetto ai primi 5 mesi del 2012;
- Gettito Iva: -6,8% nei primi 5 mesi del 2013, un vero disastro;
- Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi – 83.691.000.000.000 €).
- Manifattura: indice Pmi resta sotto i 50 punti, linea di demarcazione tra espansione e contrazione;
- Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, totalmente inattivi;
- Pil: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo dell'Italia ha subito una contrazione dello 0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell'anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell'anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat. S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l'Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%;
- Potere d'acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;
- Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);
- Prestiti delle banche alle imprese: -5% su base annua nei mesi da marzo a maggio. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;
- Produzione industriale : crollata -17,8% negli ultimi dieci anni, su base annua è in calo -2%;
- Ricchezza: bruciati circa 12 punti di Pil dall’inizio della crisi, 200.000.000.000 € circa;
- Sofferenze bancarie: a maggio 2013, secondo il rapporto Abi, le sofferenze lorde sono risultate pari ad oltre 135,7 miliardi di euro (135.700.000.000 €), 2,5 in più rispetto ad aprile 2013 (+22,4% annuo);

Questo con:
- una Mafia (che potremmo definire Mafia SPA) che nel 2012 ha fatturato 138.000.000.000 € esentasse. 
- un apparato Governativo che lo scorso anno è costato allo stato circa 170.000.000.000 € e avendo un GOVERNO (delle “larghe” intese) che ha aumentato le spese ed i privilegi (non ultimo una polizza sulla vita per i parlamentari che ci costa 1.000.000 € all’anno) in barba ad annunci e promesse elettorali, è facile la previsione che non cambiando il modello e i politici al timone, la storia non cambierà
e le spese militari…. Pensate agli F35? Si… come no. Magari fossero SOLO quelli.
Fino ad ora di tagli sostanziosi alle spese militari non sembrano essercene stati. Anzi, c’è stato un aumento.
Saranno acquistati con tali fondi soprattutto caccia europei Eurofighter. Se l'opinione pubblica si è concentrata sul preventivo di spesa per gli F-35 (12.000.000.000 €),  ora viene alla luce che il preventivo per gli Eurofighter italiani ha superato ogni record: 21.000.000.000 € di euro, 3 miliardi in più rispetto alla previsione.
Nel corso del 2013 soltanto per comprare gli Eurofighter il ministero Sviluppo Economico spenderà 1.182.000.000 €  , mentre quello della Difesa sborsa 500.000.000 € per gli F-35.
Il Ministero dello Sviluppo Economico “si accollerà" le fregate Fremm (5.600.000.000 € per le prime sei); i blindati da combattimento Freccia (1.500.000.000 €  per 249 veicoli); i jet d'addestramento Aermacchi M-346 (220.000.000 € per la prima trance); i gadger elettronici per il "Soldato futuro" (800.000.000 €); gli elicotteri NH-90 di Esercito e Marina (3.895.000.000 €) e gli Agusta AW-101 dell'Aeronautica (740.000.000 €).
L'Esercito spende soprattutto per gli elicotteri: i grandi Chinook presi negli Usa costano 974.000.000 € Poi ci sono 202.000.000 € milioni per acquistare 479 camionette Lince con protezione migliorata. La Marina sta completando la nuova flotta di sottomarini: i quattro modernissimi U-212 costeranno 1.885.000.000 €. Il documento rivela il prezzo finale della portaerei Cavour: 1.390.000.000 €. Le due ultime fregate Orizzonte consegnate invece verranno 1.500.000.000 €, con rate fino al 2020.
I costi, rateizzati, prevedono (decisioni già prese ed esecutive) che nel 2013, il Governo Italiano sborserà 5.500.000.000 € per spese militari.
Subirà invece tagli la preparazione dei militari che andranno all'estero in missione dall'Afghanistan al Libano. (Gianluca Di Feo, l'Espresso)

Ma tagliamo servizi sociali (politiche giovanili, integrazione, sport, servizi a disabili, servizi a persone in stato di disagio….dal 2008 a oggi – 86%), cultura, innovazione e ricerca, istruzione, verde e tutela ambientale, energie rinnovabili e turismo. Come rendere arido l’Humus che potrebbe far crescere (volutamente senza “ri-“) questa nazione in maniera davvero sostenibile.

A fronte di questo il “decreto del fare” e le altre lungimiranti, lucide e accurate scelte del governo, attualmente rapito completamente dal decidere se un condannato per un reato sia ammissibile a restare in un organo legislativo del governo (il Parlamento…), come la scelta sull’IMU, mentre i servizi aumentano il costo sui cittadini…. Cambierà qualcosa nella sostanza? Io credo di no.

A fronte di questa situazione ecco alcune “certezze” che ci aspettano:
In nostri governi, i precedenti, quello di Monti e l’attuale hanno accettato (fra gli altri) e approvato questi meccanismi:
Il MES Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto anche come fondo “salva Stati“ (a cui l’Italia ha ADERITO – approvato dal parlamento nel 2012 –  e a cui contribuisce come terzo stato dell’area EURO) dice che la nostra tranche di contribuzione del capitale iniziale è di 125.395.000.000 €. Inizialmente dobbiamo versarne il 20% cioè 25.079 Milioni di Euro, in cinque anni, significa circa 5.000.000.000 € all’anno per cinque anni, senza ma e senza se.
Nel caso avessimo, un domani, bisogno di questi soldi ce li”presterebbero” a fronte di pesanti “condizionalità” (cessione della gestione di grandi asset del paese tipo autostrade, treni… ecc) e con tassi d’interesse. Più o meno come pagare una assicurazione per danni, che quando hai bisogno, invece di rifonderti i danni, ti PRESTA i soldi per pagarteli e poi li rivuole con gli interessi. (Tralascio per il momento dove si andranno a prendere questi soldi. Accenno solo che le pesanti condizioni imposte dalla “troica” NON sono state accettate SOLO dalla Germania, con 37000 ricorsi alla corte costituzionale tedesca e che la stessa troica ha previsto che l’organo di gestione possa aumentare il fondo secondo necessità senza opposizione alcuna dagli stati aderenti).
Il FISCAL COMPACT (approvato, subito dopo la modifica della COSTITUZIONE sul pareggio di bilancio) che obbliga i paesi della UE a raggiungere in 20 anni un rapporto debito/PIL del 60%. Ora, valutato che il nostro rapporto debito/PIL attuale supera il 130% (deficit) significa, tradotto per gli ignoranti come me,  che per i prossimi 20 anni dobbiamo coprire (eliminare, risparmiare il deficit) circa di un 3,5 % di questo rapporto, ogni anno . Per fare questo significa imporre circa 60.000.000.000 €  di euro di tasse e tagli all’anno per circa 20 anni.

Un problema non è indipendente dal sistema che l'ha creato.

I fatti (numeri) riportati sono desumibili da documenti ufficiali reperibili in rete. E da articoli di giornali accreditati.(Raccolta dati fatta su articoli di La Repubblica, Il Fatto quotidiano, La Stampa, L'Espresso, Sito M5S (per raccolta dati aggregati Camera dei Deputati messo on line dai deputati M5S sulla base di doccumenti ufficiali), documenti on line su siti governativi, flmati su Youtube)

mercoledì 21 agosto 2013

il MADE in ITALY....


Il MADE in ITALY….

Girano 875 milioni di piccole armi nel mondo.
Le stime dello Small Arms Survey l'Italia esporta armi a paesi in guerra in misura sempre crescente.
Sono una dozzina i paesi che producono armi di piccolo taglio con maggior profitto:
Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Germania, India, Italia, Corea del Nord, Pakistan, Russia Svizzera Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.
Ed è qui che, ogni anno, vengono prodotte tra le 530.000 e le 580.000 armi leggere. La maggior parte dei paesi che producono armi, com'è facile intuire, sono anche quelli che ne detengono in maggior misura l'esportazione.


L’Italia è il SECONDO esportatore di armi militari della UE. L'Italia, sotto questo aspetto, rappresenta un caso particolare. La tecnologia Italiana nelle armi è apprezzata in tutto il mondo.  
Secondo i dati della RETE ITALIANA PER IL DISARMO, è il secondo paese europeo nella produzione ed esportazione di armamenti ad uso militare, dopo la Francia.
Il business è in continua crescita: lo spred con la Germania, in questo delicato settore, è infatti a nostro "favore". Per altro, negli ultimi 2 anni, i maggiori acquirenti delle nostre armi sono stati paesi al di fuori delle alleanze Nato-UE: Algeria, Egitto (si… proprio dove si stanno ammazzando ora), Turkmenistan  (penultimo tra i paesi al mondo per tutela dei diritti umani) e il regime autoritario del Gabon. Come su altro, il controllo etico su questo è pari uguale a ZERO.

È poi interessante sapere che, in ITALIA, oltre 7 milioni di cittadini posseggono armi da fuoco nelle loro case, più o meno autorizzate. E non parliamo di chi si da al crimine. Parliamo di famiglie.
C'è, infatti, molto sommerso nel settore e, con la legge di stabilità 2012, è stato anche approvato il decreto di abrogazione del così detto "catalogo delle armi", facente capo al Ministero degli Interni, e che sarebbe ancora un valido elemento di monitoraggio sulla detenzione di armi nel nostro Paese.
Non è dunque possibile fornire un quadro chiaro.
Certo è che in Italia il piccolo artigianato del Nord (Bresciano, , fabbrica fucili e pistole che possono costare dai 10.000 agli oltre 200.000 euro, muniti di proiettili il cui prezzo va dai 3 ai 5 euro.

Un comunicato Opal (Osservatorio Permanente Piccole Armi) di Brescia, nell'aprile 2013 riportava che l'esportazione di armi dalle industrie del bresciano è cresciuta del 20% solo nel 2012, garantendo un fatturato di 316 milioni di euro.
Le dichiarazioni di Obama su un giro di vite sul mercato di armi in America, non seguite da fatti, hanno scatenato l’effetto “provvista” da parte di milioni di acquirenti. L’Italia ha toccato margini e produzioni ed esportazioni che non vedeva da 20 anni.
I principali destinatari di questo mercato sono, da sempre, gli Stati Uniti, ma tra i maggiori acquirenti figurano la Turchia (oltre 36 milioni )e l'India (oltre 10 milioni). In forte crescita ci sono le esportazioni verso la Russia (10 milioni circa) e la Malaysia (5 milioni).

Il "Made in Italy" nei paesi in guerra. Non sono solo gli USA i maggiori destinatari delle nostre pregiate armi (la ditta Beretta è una tra le maggiori produttrici di armi al mondo e una forte azioniste della potente lobby di avvocatura armiera americana National Rifle Association), ma anche quelle zone di maggiore tensione e conflitto.
"Le industri bresciane, con l'esportazione di armi e munizioni, nel 2012  hanno raggiunto un fatturato complessivo di 316 milioni di euro - dichiara Giorgio Beretta, ricercatore della Rete Disarmo italiana - Destano preoccupazione anche le esportazioni di armi e munizioni verso paesi sottoposti a misure di embargo delle armi, come il Libano, per il quale nel 2012 sono state esportate armi bresciane per il valore di 1,2 milioni di euro. E sono cresciute anche le vendite nei paesi del Nord Africa, soprattutto nel periodo della Primavera Araba: in Egitto (1,8 milioni di euro), dove anche lo scorso anno e a tutt'oggi persistono le sollevazioni, e in Marocco (1,5 milioni di euro), che ancora occupa illegalmente il Sahara Occidentale costringendo a uno stato di sottomissione le popolazioni saharawi".

Per tornare al livello mondiale, bisogna ancora leggere i dati dello Small Arms Survey, che fornisce valutazioni complessive sull'impatto economico che le guerre hanno nel mondo. È evidente che tali conseguenze sono da distinguersi tra dirette (spese per mediche; spese giuridiche; assistenza a sfollati e profughi) e indirette (perdita di produttività; perdita di risorse umane; declino della qualità della vita). Tant'è che i conflitti violenti nel mondo diminuiscono la crescita del Pil dell'economia mondiale media di, almeno, il 2% ogni anno. Il costo economico della violenza armata in 90 paesi del mondo (i luoghi dove le guerre devastano maggiormente la popolazione) è di 95 miliardi di dollari americani (USD), e, in generale può raggiungere oltre i 160 miliardi di USD, incrinando il Pil mondiale dello 0,14% ogni anno.

Le armi di piccolo-medio taglio sono le principali responsabili di morte nei paesi devastati da ogni forma di conflitto. Al di là delle morti "dirette" (si aggirano attorno ai 100.000 militari l'anno, ma si tratta di una media a ribasso: la mortalità di uomini e donne uccisi in guerra è sicuramente più alta), sono le morti "indirette" a rappresentare i maggiori danni.
La popolazione civile soccombe e muore molto più di quella militare, attraverso le esplosioni, la diffusione di malattie infettive, la distruzione dei beni, la perdita dei diritti e l'assoluta mancanza dei servizi di base durante un conflitto. Per comprendere meglio: una stima ragionevole potrebbe essere un rapporto di 4 morti indiretti per 1 morte diretta nei conflitti attuali nel mondo, il che significa la morte di ben oltre 400.000 civili ogni anno. Cioè 1000 morti e 3000 feriti OGNI GIORNO. Se fosse assimilata ad una malattia tutti urlerebbero alla PANDEMIA!!

Giustamente, c'è il solito industrialotto del nord che ha l'idea illuminante: “Ripartire dalle armi.
L’idea è di Nicola Perrotti, presidente dell’Anpam, l’associazione nazionale armi e produttori sottolinea la grande forza del settore in Italia: “Siamo un settore solido, a evasione zero, capace di affrontare a testa alta i competitor stranieri come pochissimi altri possono fare in Italia.
Il nostro sviluppo potrebbe essere uno dei volani di ripresa dell’industria italiana, ma è messo a rischio ogni giorno dalla burocrazia e dalla confusione legislativa”.
Giusto. In barba alla morte che questo mercato si porta dietro. Secondo uno studio americano, se in una famiglia c’è un’arma (leggera) il pericolo di essere coinvolti in una tragedia (morte, feriti, menomazioni…) aumenta del 46%.
La legge italiana (n.185 del 9 luglio 1990) prevede (anche se non fa nulla per controllare o limitare di fatto questo mercato) che le operazioni di importazione, esportazione e transito di materiali di armamento vengano “regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. (il fatto Quotidiano, 11 aprile 2013).
E perchè non ripartire dai diritti umani? Dai servizi sociali? Dai beni comuni? Da modelli innovativi? Dai fondi a disposizione? Dalla Cultura? Dalla Ricerca e dalla Innovazione (anche sociale, ambientale, energetica...)? Dal turismo? dall'arte?... Armi. Più sicuro.

Sicuramente è un problema mondiale. Sicuramente non è l’unico. Sicuramente la speculazione e il reato (traffico di armi) in questo settore fioriscono, da sempre.
Come sicuramente alimenta quanto di peggiore c’è nell’essere umano. Unito a videogiochi, film e altre vaccate che idolatrano l’uomo che con la morte del prossimo risolve le questioni della vita.
La guerra non è sviluppo. La guerra è morte e sfruttamento. E la guerra è ovunque, se uno ha un’arma (leggera) in casa o in tasca.
Conosco bene le armi leggere. E so, che se ne hai una, è come se avessi già ucciso qualcuno. La fantasia dei film dove con precisione chirurgica colpisci con una pistola è, appunto, fantasia. O regno di pochi esseri dotati di maggiore precisione (ma, come tutti gli esseri umani, anche di fallacità e, prima o poi, anche loro sbagliano).
Io non voglio uno sviluppo come quello del signor Perrotti. A meno che non si facciano tutte le armi ad aria compressa e a pallini di gomma.
E vorrei che la nostra costituzione valesse qualcosa.
Che senso ha avere la costituzione più bella del mondo se la usiamo solo in bagno??


 
Fabbriche produttrici armi leggere in Italia.
ADC Armi Dallera Custom
Amadini Sandro & C
Armi Jager
Armi Magap
Armi Salvinelli
Armi Sport
Battaglia Mauro Armi
Benelli
Beretta
Bernardelli
Bettinsoli
Breda
Caesar Guerini
Cicognani Varide
Cosmi Amerigo & Figlio
Domino
Effebi
Euroarms Italia
Fabarm
Fabbrica Armi Isidoro RIzzini (FAIR)
Fabbrica Armi ValSusa (FAVS)
Falco
Famars
Farè Flavio
Fas Domino
Fausti Stefano
Finmeccanica
Franchi
Fratelli Gamba
Fratelli Pietta & C
Gamba Renato
Fabbrica Italiana Armi Brescia (IAB)
Investarm
Lu-Mar
MAG
Mapiz
Marocchi
M.R. New System Arms
Pardini
Pedersoli
Perazzi
Fratelli Pietta
Piotti
Poli Armi Fratelli
Rizzini
Sabatti
SIACE
Silma
Tanfolio
Aldo Uberti
Vatro
W.R. Saleri
Zoli Antonio.
(dati Rete Italiana per il Disarmo)
I CLIENTI DELL'ITALIA (armi leggere e pesanti):

PAESE IMPORTATORE .......VALORE IN MILIARDI

Emirati Arabi Uniti................................ 1.274
Germania................................................. 301
Spagna.................................................... 182
Argentina................................................ 104
Bulgaria..................................................... 95
Cipro......................................................... 62
Stati Uniti.................................................. 56
Venezuela................................................. 55
Francia..................................................... 49
Romania................................................... 37
Bangladesh............................................... 32
Norvegia................................................... 29
Canada..................................................... 28
Brunei....................................................... 28
Singapore.................................................. 26
Malaysia.................................................... 26
Cina.......................................................... 22
Turchia...................................................... 21
Gran Bretagna........................................... 20
Thailandia................................................. 16
Australia................................................... 15
Grecia...................................................... 11
Ghana...................................................... 10
Egitto....................................................... 9
Filippine................................................... 8
India........................................................ 8
Austria..................................................... 8
Olanda..................................................... 7
Danimarca............................................... 7
Nuova Zelanda......................................... 6
Irlanda..................................................... 5
Lussemburgo........................................... 5
Marocco................................................... 5
Corea del Sud........................................... 4
Algeria..................................................... 4
Taiwan..................................................... 4
Kuwait...................................................... 4
Belgio....................................................... 3
Svizzera.................................................... 2
Giappone................................................... 2
Sud Africa................................................. 1
Arabia Saudita........................................... 1
(Tabella Elaborata da GINO STRADA – Emergency)



giovedì 11 luglio 2013

.. riflessioni.

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A tutti capita di vivere momenti in cui le relazioni si sovrappongono a quella che per molti (e per la nostra società, per la “Chiesa”, per la famiglia....) è la vita.
Per vita intendo il "modello" che ci viene proposto: ... asilo, riuscire a scuola... anni... tutta la trafila,  e durante magari fare sport giocando (più o meno) in qualche squadra, lavorare o andare all’Università (o tutt’e due… insieme) e poi… entrare nel mondo dei “grandi”.
E qui, un lavoro, meglio se fisso.
Una compagna/o. Molto spesso, ahimè, perchè è giusto e non perchè "è Lei/è Lui". "Ma va bene. Ormai ho una certa età."
Amici, boh, si… con calma. (Forse qualcuno lo abbiamo perso o lo perdiamo per strada, per la nostra miopia?)
Una casa. Grande abbastanza.
Figlio/i, cane, gatto… giardino.
I più fanno lavori finalizzati alle necessità (spese, sopravvivenza).
Quelli fortunati, fanno il lavoro in cui credono, o magari quello per cui hanno studiato. (In Italia, gran pochi). (... oops... piccolo schizzo di veleno, scusate.)
E poi... pensione.(... o tirare a campare).
Tv, (.. michia c'è SKY...), a volte qualche hobby, se la vita non ti ha tolto la possibilità di averli, oppure rimanere alla finestra di una vita fatta di giorni uguali, dove la visita di un figlio è l'evento della settimana. Attesa.

E’ ci sono dei momenti nella vita nei quali, immerso nella frenetica corsa che ti porta verso la vecchiaia, ti trovi a scegliere vie alternative. 
A volte magari scegli che la "carriera" il “consolidamento” della posizione sia l’unico obiettivo che devi e vuoi avere... "Perchè con la sicurezza economica ho tutto" "magari essere benestanti non porta la felicità, ma aiuta"....
E quindi spendi tempo, energie emotive e fisiche in maniera smisurata. 
Lasciandone poche, quasi niente per quella parte dentro di te che si chiama emotività. 
Scegli in maniera assoluta. Perchè "è il momento". E poi, a volte, inebriato dal turbinio di novità, di segnali che l’esterno ti manda, maturi una “sete”, un bisogno di stimoli esterni, mai soddisfatto. 
E così vivi di esterno, di input che l’ambiente, gli amici di lavoro, i colleghi, i media… ti danno, e che divori, mai sazio. (Ovvio che un lavoro serve per vivere, ma non sto parlando di questo caso).
La questione non credo sia: “è giusto o sbagliato?”. 
Penso che la questione sia: cosa comporta? Chi sarò domani?

Ma è tutto qui?
Davvero e’ tutto qui? Cioè l’obiettivo di una vita può essere scritto fra le righe qui sopra?
Forse si. E forse no. Per qualcuno è giusto. Per qualcuno no.
Io ho imparato (perché l’ho vissuto) che chi pensa solo al lavoro, molte volte nasconde una parte di se.
Quella profonda, dove è fragile. E dove ogni ferita provoca un dolore e lascia una cicatrice.
E ogni volta che potresti “rischiare”, non lo fai. Perché devi lavorare.
E ti costruisci una realtà. Ma molto spesso è una realtà, a volte fasulla, che cambia da chi la racconta.  E anche da chi “se” la racconta.
Hai paura. Questo è il blocco che chiude le porte. Magari qualcuna di queste paure te l'ha regalata la famiglia.
Paura di soffrire. Paura di lasciare o di perdere. Paura di perdere la libertà. Paura di non essere “adeguato”. Paura di "non essere" e perché no, anche di non essere "riconosciuto" in questa società che fa dell’immagine e della notorietà, un “valore”…fasullo come una reggia di cartapesta. 
Io ho vissuto questa esperienza. Quella del lavoro. Non ho guardato in faccia a ciò che perdevo (in realtà l’ho capito molto dopo) e dove non crescevo. Si. Una parte di me voleva diventare importante. E magari un po lo ero. Presidente di qua, delegato di la. Chi non lo ha mai pensato? Non è sbagliato, se non è assoluto.
E la vita (a volte succede) e mi ha riportato all’inizio.
Mi ha preso e infilato li. Dove le mie paure erano più grandi. Dove per me era terreno inesplorato. Senza scarpe ne armatura. Certo, si può chiedere aiuto. Se si è capaci di farlo. E puoi sempre scegliere la via da prendere. Cambiare o no. 
"A volte succedono cose che sono come domande. Passano minuti o anni e poi la vita risponde. (cit. Baricco)

Se le paure guidano le tue azioni, probabilmente stai perdendo qualcosa.
Di sicuro quando sei dentro a questo turbine non capisci che quella parte che non fai vivere e che proteggi dai "rischi" è quella dove sperimenti e vivi i tuoi sentimenti e le tue emozioni, le tue relazioni, la concretezza e le conseguenze delle tue paure... ed è quella che più di ogni altra può fare di te una persona unica e forse con qualcosa da dire. Anche nella vita quotidiana.
Ma funziona solo se ci “giochi”. Non se “guardi” altri giocare. 
Puoi avere bisogno e chiedere “amore” o “amicizia”, ma li avrai, forse, solo se li sai dare. E saperli dare, succede solo se ci provi.

E’ una parte che è come un albero cresce: esposta alle intemperie, ai fulmini, alle siccità, alle alluvioni, al gelo. 
E ogni taglio, come ogni lampo di felicità, costruiscono la persona che sei. 
E più ti metti in gioco, più ti scopri e più rischi, più cresci.  Comunque. 
E più ti proteggi, ti chiudi o stai nascosto, più stai fermo senza cambiare, senza alcuna evoluzione. 
Non c’è giusto o sbagliato. 
E non c’è regola. 
C’è quello che scegli e quindi quello che diventerai. 

“Be', non è questo il fatto. Non è solo questione di riuscire, o non riuscire. Perché c'è di più. Accettare un rischio è come saltare da un dirupo, fare un balzo verso l'ignoto, senza avere la minima garanzia. Alla fine tocca a te scegliere. Tu devi decidere come vuoi diventare, capisci? Tu vuoi trascorrere il resto della vita intrappolata nelle tue paure? Va bene. Oppure puoi affrontarle: lanciarti nel vuoto e guardare che succede.” (cit.)

“Si dice che “senza il rischio non ci sia una ricompensa”. Forse c'è qualcosa in più di questo. Senza il rischio, non c'è alcuna esplorazione, alcuna scoperta, alcun piacere, alcuna felicità. Quindi non sprecate altro tempo. Correte un rischio e scoprite che comporta.” (cit.)

"La felicità è il significato e lo scopo della vita... L'obiettivo ed il fine ultimo dell'esistenza umana.". (Aristotele).

venerdì 5 luglio 2013

Amici

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L'amicizia nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva. (Paolo Crepet)

Il buio.
Il freddo dentro. 
Una paura sottile che di fronte alla tua volontà di resistere non ti attacca. 
Ma, piano colora tutto di tinte grigie, togliendo piano il colore ai sogni, sfumando le aspettative che come miraggi scompaiono mentre arranchi credendo di avvicinarti. 
E ti lascia bisogni, preoccupazioni.
Quante persone in questo mondo materiale, oggi, hanno provato queste sensazioni. 
A cui poi alcuni hanno collegato colpe assurde, come il non essere capace perché magari non si trova un lavoro. O perché quello che si aveva è scomparso senza un vero motivo.
E qualcuno non ce l’ha fatta, spezzato da una responsabilità che questa società ci scarica addosso. Solo.
Già.
Perché come nella natura “quando un leone è ferito, prende calci anche dal mulo”. 
E di iene travestite da uomini questo pianeta è pieno.
Solo. 
Perché per gli amici fragili, quelli che ti stanno vicino per raccogliere e per prendere, quando di colpo non dai, diventi inutile e pericoloso.
E quanti vedendo un amico che “annega”, non si buttano.
E allora attraversi momenti, che possono durare anni, in cui il rumore del tuo respiro è l’unica cosa che senti. Il malessere dell’anima si espande sulla pelle e sul corpo.
E tu, se non ce la fai, cedi.  E cadi sempre più giù, come fluttuando, in un pozzo che non trova mai il fondo.
E non ce la fai a dire questa cosa. Terribile. Perché la vivi come una colpa. Sai che non lo è.
Ma saperlo non ti aiuta.
Ma se sai resistere, se non smetti di essere, perché si è indipendentemente da quello che si ha, se continui a combattere, a credere, a sudare, a sperare.
Sperare che se non è oggi, sarà domani. E se non è domani, sarà dopodomani.
Ma sapere che vivo oggi. Ora. Meglio che posso.
Domani è domani. Ieri non esiste. Oggi è respirare, parlare, fare.
Non è mai sempre notte. L’alba arriva.
Se resti vivo e se riesci a dare te stesso a chi ti chiede, forse, nella strada, trovi delle persone.
Amici. Fratelli. Persone scomode, ma che non ti abbandonano. 
Che non hanno paura di dire chi sei e cosa sbagli. 
Ma che senza alcuna condizione, anche solo con un sorriso, ti stanno vicino con la loro presenza.
Non risolvono i problemi per te.
Ma ti donano, senza condizioni, del loro. Privandosene.
Perché, semplicemente, ne hai bisogno.
Se resti vivo, queste persone, restano.
E non importa che siano estranei o parenti.
Sono persone che anche senza chiedere ti donano, un gradino, un appiglio, una speranza in più. Senza gelosie. Senza gare.
Sono un uomo ricco.
Ricco di amici veri.
Di quelli che ti chiamano quando non te lo aspetti.
Di quelli che non contabilizzano se dare o avere. Ma se hai bisogno, danno senza ma o se.
Di quelli per cui vale la pena esserci. Sempre.
Grazie amici. 
Sappiate che non smetterò di lottare. 
Ps.: Grazie Chiara. Sorella e amica. 

giovedì 4 luglio 2013

Talenti e futuro.

Salve.
Torno a scrivere.
Torno dopo un periodo un po' buio. Nella speranza che la mia ricerca di una luce abbia successo.

Ma comincio piano.
Comincio con le parole di una persona appena conosciuta dalla quale spero di farmi contaminare e con cui spero di fare 1000 cose.
Comincio con queste sue parole. Perchè hanno questa capacità: quella di farmi ricominciare.
Le riporto anche perchè le condivido. Completamente. E non solo. Voglio perseguirle.
Fare che possano portare ad una realtà diversa.
Dove i sogni abbiano valore ed importanza.

"Giardino d’Europa e antica patria di illustri geni delle arti, l’Italia si è rivelata, terra ostile ai creativi e sede di fuorvianti luoghi comuni. L’ Italia è un paese nel quale ti insegnano ad avere paura di sbagliare, per non osare. Ti convincono che il potere di una persona non risieda nel merito, ma nel “saperci fare”. Ti fanno credere che l’immaginazione sia una caratteristica consona ai bambini e che sognare è una perdita di tempo. Ti fanno studiare i grandi creativi del passato, ma non credono in quelli del futuro. Ti narrano la ” bella vita ” di alcune categorie, ma non ti mettono nelle condizioni di poterne entrare a far parte. L’Italia ha il dovere di prendere in considerazione l’esistenza di persone che “..si devono muovere per pensare” ( Ken Robinson). L’Italia deve cambiare la propria opinione sul ruolo e sul valore da attribuire alla capacità umana. L’Italia è obbligata a promuovere l’immaginazione umana. ”Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. (…) La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura (…).” Albert Einstein.
L’Italia ha la responsabilità di prendersi cura dei propri talenti."
Laddani.
(Daniela Martin)

A presto.

lunedì 31 dicembre 2012

Felicità.


Vi auguro un buon 2013 con una riflessione non mia ma che riflette molto bene la mia anima ribelle contro lo stato attuale delle cose e di (gran) parte della cultura e della politica. Un po' stonato in un mondo che riconosco di rado.

Perché a volte penso che siamo troppo assuefatti da discorsi senza senso e profondità, che rischiamo di perdere il perdere il senso stesso della propria esistenza e della propria unica essenza.

Il discorso che vorrei ascoltare da ogni politico.

A farlo è il Presidente dell’Uruguay Josè “Pepe” Mujica.
Tocca i cuori con la sua semplice, inoppugnabile, coraggiosa verità.
E’ l’uomo che governa il mercato o il mercato che governa l’uomo?
Un discorso che, spero, passerà alla storia.
 
(Pepe Mujica, noto come “il presidente più povero del mondo”, ha attualmente 77 anni, vive nella sua casa modesta, devolve il 90% del suo stipendio in beneficenza. E’ stato in carcere 14 anni come oppositore del regime.)


Josè Pepe Mujica – Presidente dell’Uruguay al G20 – Brasile – pubblicato il 7 Dicembre 2012


“Autorità presenti di tutte le latitudini e organismi molte grazie, e  i nostri migliori ringraziamenti al popolo del Brasile e alla sua Signora Presidente.
E molte grazie alla buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto e esprimiamo la intima volontà, come governanti, di accompagnare tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere.
Senza dubbio ci permettono di farci alcune domande a voce alta:
per tutta la sera si è parlato di “sviluppo sostenibile” e di tirare fuori immense masse dalla povertà. Che ci passa per la testa?
Il modello di sviluppo e di consumo attualmente è quello delle società ricche.
Mi domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli Hindu avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci resterebbe per respirare?
Più chiaramente: il mondo oggi ha gli elementi materiali per rendere possibile che sette, otto miliardi di persone possano avere lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile? O dovremo fare un giorno un altro tipo di discussione?
Perché abbiamo creato una civilizzazione, quella in cui siamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza e che ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo.
Però quello che era economia di mercato ha creato “società” (intesa come società civile, ndr) di mercato!
E ci ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta!!
Stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che governa noi?
E’ possibile parlare di solidarietà e “che siamo tutti uniti”,  in un’economia basata sulla concorrenza spietata?
Fin dove arriva la nostra fratellanza?
Nulla di questo lo dico per negare l’importanza di questo evento. NO! È per il contrario!!
La sfida che abbiamo davanti è di una portata di carattere colossale!!!
E la grande crisi… non è ecologica. E’ POLITICA!!!!
E l’uomo non governa oggi la forza che ha scatenato!! Fino a che le forze che ha scatenato governano l’uomo… e la vita!!
Perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali, veniamo alla vita cercando di essere felici. Perché la vita è corta e ci va via.
E nessun bene vale come la vita, e questo è elementare!!!
Però se la vita mi sfugge lavorando e lavorando per consumare un “plus” è la società del consumo il motore.
Perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, o se si ferma, si ferma l’economia. E se si ferma l’economia, è il fantasma della stagnazione per ognuno di noi. Però questo iper - consumo, a sua volta. È quello che sta assalendo il pianeta!!! E deve generare, questo iper – consumo, cose che durano poco, perché si deve vendere tanto.
Una lampadina elettrica non può durare più di mille ore accesa. Ma ci sono lampadine che possono durare 100.000 … 200.000 ore!
Però queste non si possono fare.
Perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare, e dobbiamo avere una civilizzazione di uso e smaltimento. E siamo in un circolo vizioso!
Questi sono problemi di carattere politico!
Che ci stanno dicendo la necessità di iniziare a lottare per un’altra cultura!!!!
Non si tratta di regredire l’uomo alle caverne, nedi avere un “monumento dell’arretratezza”. È che non possiamo indefinitamente continuare ad essere governati dal mercato, ma che dobbiamo governare il mercato!!!
Per questo dico che il problema è di carattere politico… nel mio umile modo di pensare.
Perché… i pensatori antichi definivano…  Epicuro… Seneca… gli Aymara(indios,ndr)… : “Povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi necessita infinitamente tanto”… e desidera, e desidera… e desidera sempre più.
Questa è una chiave di carattere culturale!
Quindi… saluto lo sforzo e gli accordi che si fanno.
E lo accompagno, come governante. Perché so che alcune cose che sto dicendo “stridono”… però dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che la crisi dell’aggressione ambientale, non è una causa.
La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo costruito!
E ciò che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere!
Perché?
Appartengo ad un piccolo paese, molto ben dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono 3 milioni di abitanti…. Poco più, 3 milioni e 200… Però ci sono 13 milioni di vacche delle migliori al mondo! E 8 – 10 milioni di ovini stupendi. Il mio paese esportatore di cibo, di latticini, di carne… E’ una pianura, quasi il 90% del suo territorio è utilizzabile.
I miei compagni lavoratori lottarono molto per le 8 ore di lavoro, e ora stanno ottenendo le 6 ore. Però chi ottiene 6 ore ottiene due lavori e così lavora più di prima.
Perché? Perché deve pagare un mucchio di rate: il motorino che ha comprato…  l’automobilina che ha comprato… E paga rate! E paga rate! E quando arrivi ad estinguere… E’ un vecchio reumatico come me e la vita gli va via!
E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana?
Queste cose sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità!
Deve essere a favore della felicità umana! Dell’amore! Della Terra! Delle relazioni umane!
Di prendersi cura dei figli! Di avere amici! Di avere l’elementare. Precisamente!
Perché questo è il tesoro più importante che si ha.
Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama:la felicità umana!
Grazie.”

Lotterò per tornare a fare ciò che sento e credo più di ogni altra cosa dentro di me.
E so che questo mi restituirà la mia identità, togliendomi la maschera.
Auguri sinceri prima ai miei amici.
E poi a tutti.