mercoledì 28 agosto 2013

Quale futuro ci aspetta? Opportunità.



Invece di parlare di argomenti negativi e di problemi provo oggi a parlare di “opportunità”. 
Quelle opportunità (magari insite in un sistema discutibile e migliorabile) comunque “concrete e reali” per chi vuole “fare” e non solo “parlare”.
Nonostante sia un ambito in cui l’Italia non “brilla”, ne parlo in maniera positiva e propositiva.
Per cogliere nuove opportunità e per informare su “possibilità”.
Parlo di alcune nuove opportunità di finanziamento per progetti fornite dall'Unione Europea nell'ambito della nuova programmazione UE 2014 - 2020. Solo fondi DIRETTI in queste righe. 

La situazione consuntiva (a fine hanno termina il periodo di programmazione 2007 – 2013) dell’Italia sull’utilizzo dei fondi UE, vuoi per incompetenza (piuttosto che pagare un povero cristo “competente” ossia che passa le giornate a studiare direttive, leggi, meccanismi, limiti, procedure e tecniche ci si improvvisa con senza esperienza ne programmazione con risultati, a volte, drammatici), vuoi per limiti “governativi” totalmente miopi verso le opportunità offerte da questi fondi (penso al patto di stabilità) fa si che l’ITALIA sia al PENULTIMO posto (in termini generali su tutte disponibilità Europee di fondi diretti e indiretti) fra i 27 stati europei. Un colpo di coda con il Governo Monti non ci ha dato la possibilità di “brillare” e di risalire significativamente la china. Se si pensa che l’Italia contribuisce per ogni periodo di programmazione con svariati miliardi di Euro e ci sono alcuni stati che accedono a questi fondi con percentuali superiori al 100% (spagna 140% ad esempio) si arriva, probabilmente, ad intuire la demenzialità della cosa.
I dati di questo articolo vengono riportati da documenti ufficiali e da relazioni di congressi consuntivi a cui ho partecipato personalmente, nonché da articoli di giornale (Il sole 24 ore, Repubblica, Il fatto quitidiano) e siti web specializzati nel settore.
Queste poche righe appena scritte saranno le uniche di questo post “negative”.
Il resto sono solo “opportunità”. Un po’ di Sole… anche se in lontananza.
 
Oggi, dunque, parlo dei Fondi UE “Diretti”. 
Ossia di quella “disponibilità” economica di fondi (non “prestiti o mutui” ma soldi in conto capitale da spendere secondo progetti e non da restituire) che l’Unione Europea mette a disposizione secondo gli obiettivi e le politiche definite in sede di parlamento europeo e distribuite in diverse tematiche e linee di finanziamento.

Si definiscono “diretti” perché i partecipanti ammessi (privati, enti, amministrazioni pubbliche, associazioni, società, coop, no profit ecc. …) rispondono a specifiche “call for proposals” (pubblicate secondo diverse tematiche) e fanno riferimento DIRETTAMENTE agli organismi UE che gestiscono i fondi. Niente intermediari governativi come invece succede nei fondi indiretti (FSE, FESR, FdC) che fanno riferimento ai governi locali (Ministeri e governi Regionali).
Siamo in Agosto, quindi pubblico questo elenco per fare informazione “per tempo”.
I primi fondi di questo periodo di programmazione saranno a disposizione dalla fine di quest’anno (2013) sino al 2020.
Parecchie novità contraddistinguono la rosa dei finanziamenti Diretti Ue per il periodo di programmazione 2014-2020.
I finanziamenti "Diretti" non sono da considerarsi "residuali", ossia “avanzi dei Fondi strutturali” (definiti “Indiretti”), ma vere potenzialità create a sostegno delle varie politiche comunitarie.
La loro natura permette, attraverso la costituzione di partnenariati tra enti, imprese e associazioni, sia pubblici che privati in Stati membri diversi, di attuare progetti di elevato interesse innovativo, incentivando la collaborazione tra i 27 paesi dell'Unione europea.
Il filo conduttore della nuova programmazione è la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
Obiettivo della Commissione per il prossimo bilancio UE è quella di spendere in modo diverso, con una maggiore enfasi sui risultati e sull'efficacia, concentrandosi sulla realizzazione del programma Europa 2020 .
Le risorse verranno ridistribuite, fra gli altri, anche in settori (ritenuti prioritari) quali la ricerca e l'innovazione, l'istruzione e la cultura e i rapporti con l'area mediterranea.
Ma anche alle priorità strategiche trasversali, quali la protezione dell'ambiente, il settore sociale e la lotta contro il cambiamento climatico, come parte integrante di tutti i principali strumenti e interventi. Su queste tematiche trasversali mi concentrerò nelle righe a seguire.
Non faccio riferimento in questo documento ai programmi strutturali e al programma “Horizon 2014 – 2020” che, proseguendo sulla scia del Settimo Programma Quadro 2007 – 2013 sulla ricerca e sull’innovazione, è uno degli strumenti più potenti e di punta dell’UE, fortemente finanziato, mirato principalmente ai settore della Ricerca (Università e simili) e alle amministrazioni pubbliche in partenariato con le aziende private (anche PMI).
Non tratto qui nemmeno i programmi per l’imprenditoria previsti per la nuova programmazione quali ad esempio il  COSME 2014 – 2020 pacchetto per ricerca, innovazione e competitività specifico per PMI;

Ambiente e protezione civile.
Oltre all'integrazione della tematica ambientale nelle sue politiche e nei suoi programmi, la Commissione propone di proseguire l'attuazione del Programma LIFE+, allineandolo maggiormente agli obiettivi di Europa 2020. Come previsto dall'attuale periodo di programmazione, il nuovo strumento coprirà, all'interno di un solo programma, un'intera serie di azioni nei settori dell'ambiente e dell'azione per il clima. Nell'ambito del sottoprogramma relativo all'ambiente, lo strumento si concentrerà su due tipi di progetto: nuovi progetti "integrati", il cui numero e la cui dotazione finanziaria aumenteranno gradualmente durante la durata del programma, e progetti "tradizionali".
La Commissione ritiene che i progetti integrati possano svolgere il ruolo essenziale di catalizzatori verso il conseguimento di obiettivi quali la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, la gestione efficace della rete Natura 2000, la promozione della governance ambientale, la gestione dei rifiuti e delle risorse idriche nonché l'effettiva mobilitazione di altri fondi a tal fine. L'obiettivo dei progetti integrati LIFE è dimostrare l'attuazione sostenibile di piani d'azione ambientali relativi alle principali direttive UE in campo ambientale, come la direttiva habitat e la direttiva quadro in materia di acque.

I progetti integrati sosterranno una serie di attività e misure specifiche. I finanziamenti complementari di cui tali progetti avranno bisogno proverranno da altri programmi di finanziamento UE, da fondi pubblici nazionali e regionali e da fondi del settore privato e saranno gestiti congiuntamente, assicurandosi che siano utilizzati per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale. I finanziamenti LIFE dovrebbero pertanto agire come catalizzatori, garantendo la coerenza con la strategia ambientale e sfruttando al massimo le sinergie.
Nel quadro strategico comune, verrà inoltre garantita una cooperazione più strutturata con gli altri fondi UE. I progetti continueranno a essere scelti in funzione del loro valore aggiunto UE e il loro potenziale di trasferimento di conoscenze e competenze.

La Commissione propone di rinnovare lo Strumento finanziario per la Protezione Civile così da fornire un sostegno finanziario ad attività pertinenti ai diversi aspetti del ciclo di gestione delle catastrofi, ossia una risposta più coerente e meglio integrata nelle emergenze, una migliore preparazione a far fronte alle catastrofi e azioni innovative per la riduzione del rischio di catastrofi. Si ricorrerà allo strumento finanziario per la protezione civile anche per la creazione della capacità europea di reazione alle emergenze, che avrà come base una condivisione volontaria dei mezzi di protezione civile degli Stati membri, così da determinare un rapporto costi-efficacia più favorevole grazie alla disponibilità coordinata dei mezzi di protezione civile. Lo strumento finanziario riveduto rafforzerà ulteriormente e potenzierà la capacità di gestione delle catastrofi dell'UE mediante il passaggio a sistemi prevedibili e pianificati in anticipo. Ciò avverrà attraverso una raccolta più completa di informazioni in tempo reale sulle catastrofi, una migliore localizzazione dei mezzi di protezione civile degli Stati membri e un approccio coordinato per agevolare il rapido spiegamento di personale e di materiale nell'area interessata dalla catastrofe. Esso sosterrà anche le attività di preparazione tese a migliorare la qualità della formazione, ad ampliarne la portata in modo da includere anche la prevenzione e ad integrare formazione ed esercitazioni. Verranno sostenuti anche gli sforzi degli Stati membri volti a rafforzare la pianificazione della gestione del rischio e a sviluppare meccanismi di finanziamento innovativi (come il pooling assicurativo regionale).

Politica sociale
Un nuovo "Programma integrato per l'occupazione, la politica sociale e l'inclusione" (Il cui nome sarà “Cambiamento e Innovazione Sociale 2014 – 2020”) si concentrerà su grandi progetti con un chiaro valore aggiunto dell'UE, al fine di raggiungere la massa critica e ridurre gli oneri amministrativi. Il focus principale sarà il “lavoro”. Saranno introdotte procedure e norme armonizzate e semplificate, onde agevolare l'accesso al programma, in particolare per le piccole organizzazioni. I lavoratori licenziati a seguito di profondi cambiamenti strutturali beneficeranno di un aiuto specifico erogato attraverso il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Tramite il FEG, l'Unione europea continuerà ad aiutare gli Stati membri a fornire un'assistenza ad hoc ai lavoratori licenziati in ragione di mutamenti strutturali fondamentali provocati dalla crescente globalizzazione dei modelli di produzione e di scambio. Inoltre, l'intervento a titolo del FEG riguarderà anche i licenziamenti collettivi indotti da gravi squilibri dell'economia locale, regionale o nazionale, a loro volta causati da una crisi improvvisa e inattesa.

DCI II Strumento programmatico per la cooperazione internazionale e allo sviluppo paesi ACP.

Obiettivi fondamentali di questo strumento sono:
A - promuovere uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile
B - promuovere la democrazia, lo Stato di diritto, il buon governo e il rispetto dei diritti umani.
Questo attraverso l’attuazione di tre tipologie di programmi: geografici, tematici e programma panafricano a sostegno della strategia comune Africa – UE.
I programmi geografici potrenno essere attuati secondo alle seguenti aree di cooperazione:
A - Diritti umani, democrazia e altri elementi cruciali del buon governo: democrazia, diritti umani e Stato di diritto, parità di genere e empowerment delle donne, gestione del settore pubblico, politica e amministrazione fiscale, corruzione, società civile e autorità locali, risorse naturali, nesso sviluppo-sicurezza.
B - Crescita inclusiva e sostenibile per lo sviluppo umano: protezione sociale, sanità, istruzione e occupazione, clima imprenditoriale, integrazione regionale e mercati mondiali, agricoltura ed energia sostenibili.
C - Altri settori significativi per la coerenza delle politiche per lo sviluppo: cambiamenti climatici e ambiente, migrazione e asilo, transizione dagli aiuti umanitari e risposta alle crisi a una cooperazione allo sviluppo di lungo termine.
Le aree in cui verranno focalizzati gli interventi sono molteplici e differenziati per tematiche ed problematiche.
All’interno di DCI II sarà previsto un programma tematico intitolato “Beni pubblici e sfide globali”. Nel quadro generale dell’obiettivo di ridurre (e, se possibile, eliminare) la povertà questo sottoprogramma avrà lo scopo di affrontare tematiche parallele e collegate quali: ambiente e cambiamenti climatici, energia sostenibile, sviluppo umano, sicurezza alimentare, migrazione e asilo.
I programmi “Diritti fondamentale e cittadinanza” “Dafhne” ed il sottoprogramma di Progress relativo a “Parità fra uomini e donne” saranno accorpati nel programma “Diritti e Cittadinanza 2014 – 2020”. Resterà il programma Progress per le altre tematiche.
Infine il programma “salute per la crescita 2014 – 2020” si occuperà, fra l’altro, di intervenire per migliorare l’innovazione nell’assistenza sanitaria e accrescere la sostenibilità dei sistemi sanitari.

Istruzione , formazione , giovani , cultura e media
Importanti le novità per il settore istruzione, giovani e cultura. Il nuovo programma "Istruzione Europa" riunirà in se il Programma sull'apprendimento permanente (LLP), Erasmus Mundus e Gioventù in azione. Al suo interno verrà inoltre creato un sottoprogramma relativo ai finanziamenti allo sport.
Le azioni attualmente sostenute dal programma Leonardo saranno potenziate nel quadro dell'impegno contro la disoccupazione giovanile e la Commissione collaborerà con la BEI per fornire garanzie sui prestiti a studenti di master che intendono studiare in un altro Stato membro. Il nuovo programma prevede in particolare di:
–      fornire opportunità di apprendimento transnazionale mirate;
–      adeguare le competenze alla domanda del mercato del lavoro, al fine di stimolare l'occupabilità, lo spirito imprenditoriale e la partecipazione dei giovani;
–      stimolare le attività di volontariato e l'apprendimento non formale e informale
–        fornire un ampio sostegno alla riforma e alla modernizzazione dei sistemi di istruzione e di formazione europei ed extraeuropei.
Cultura
Si chiama invece "Europa creativa 2014 - 2020" Il nuovo programma che riunisce in un unico quadro di finanziamento gli attuali programmi UE che intervengono nei settori culturale e audiovisivo, ossia “Cultura 2007-2013”, “MEDIA 2007” e “MEDIA Mundus”, e introduce allo stesso tempo un nuovo strumento di garanzia finanziaria destinato ai settori culturali e creativi.
Questo strumento riguarda progetti in tutti i settori culturali e creativi, vale a dire tutti i settori le cui attività siano basate su valori culturali e/o espressioni artistiche e creative.
Per meglio specificare settori comprende, in particolare, architettura, archivi e biblioteche, artigianato artistico, audiovisivo (tra cui film, televisione, videogiochi e multimediale), patrimonio culturale, design, festival, musica, arti visive, arti dello spettacolo, editoria, radio.
Il programma è finalizzato a promuovere e salvaguardare la diversità culturale e linguistica europea e a rafforzare la competitività dei settori culturali e creativi.
Obiettivi specifici del programma sono:
- sostenere la capacità dei settori culturali e creativi europei di operare a livello transnazionale;
- promuovere la circolazione transnazionale degli operatori e delle opere culturali e creative e raggiungere nuovo pubblico in Europa e nel mondo;
- rafforzare la capacità finanziaria dei settori culturali e creativi, in particolare delle piccole e medie imprese e delle organizzazioni di questi settori;
- sostenere la cooperazione politica transnazionale al fine di promuovere lo sviluppo delle politiche, l'innovazione, la costruzione del pubblico e nuovi modelli di business.


Cocludendo: i finanziamenti previsti vanno dal 50% al 60-70% in casi particolari. Sono opportunità da cogliere, specialmente in un periodo in cui le risorse economiche non sono abbondanti. 
(ricordo che fa parte del mio lavoro, per cui, chi avesse necessità di ulteriori specifiche o info, può chiedermi). 


sabato 24 agosto 2013

Quale futuro ci aspetta?

Grazie al web e alla sua funzione genetica, riesco ad attingere a informazioni sul mio (si, è anche mio) Stato. E quello che leggo mi rende attonito. Dove stiamo andando? Quale futuro ci aspetta?

Magari ci sono tante cose che non capisco (anche perché, di chi le gestisce, nessuno è realmente interessato a farle capire a tutti) di economia dei governi, gestione degli stati, scelte di politica internazionale. E vivo nell’illusione che alcune regole dovrebbero essere seguite. Quelle del rispetto, dell’attenzione ai più deboli, della libertà, della possibilità di tutti di avere opportunità di scegliere e della responsabilità di rispondere delle proprie scelte.
Ma vivo in un’illusione. Cultura, condivisione, libertà, rispetto, non violenza, dialogo sono relegate alla buona volontà di singole persone (meno male che esistono!!!). Ma tenute li, borderline, che non diano troppo fastidio. Nella lotta economica mondiale, le morti locali di chi non riesce ad affrontare un sogno spezzato, sono importanti solo a parole. A fatti, valgono come “danni collaterali” di una guerra giocata senza esclusione di colpi. Niente.

La realtà che ho davanti, si presta a tanti dubbi. E anche a tante tristi certezze. L’interesse, il denaro, il "controllo" e il potere sono le forze che regolano la vita del mondo. E anche del nostro paese. La coerenza è un vezzo. L’onestà un vestito vecchio. La trasparenza un’idea scellerata, idiota e pericolosa… Apparire è fondamentale. Essere, meno. Se “sai raccontarla”, meglio. E se sai fare "bene" i tuoi “business”, sei nell’olimpo.

Non vedo una azione (una vorrei, almeno e solo una) lungimirante. Una scelta fatta dei governi degli ultimi 20 anni in Italia (non parlo di prima, ero troppo idiota) che abbia una vera scintilla di innovazione e futuro. Sembano toppe, quando non sono mere porcherie. Non un atto verso un futuro più sostenibile (parola abusata e quasi svuotata del suo senso profondo), migliore, felice per gli abitanti di questa nazione (... si nel pianeta ci siamo anche noi).
E, a maggior ragione, nemmeno un atto verso il pianeta, che lentamente ed in un silenzio assordante, scivola in situazioni con le quali ci troveremo (e magari sorprendendoci) a fare i conti fra non molto tempo.

Situazione attuale del nostro paese.
- Ammortizzatori sociali: 80 miliardi (80.000.000.000 €) erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione;
- Cassa integrazione: totale di ore di Cassa Integrazione richieste, da gennaio a giugno, supera il mezzo miliardo (> di 500.000.000 di ore) ;
- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi di Euro (6.000.000.000.000 €);
- Debito pubblico: a giugno 2013 nuovo record a 2.075,71 miliardi di euro (2.075.710.000.000 €) dai 2.074,7 miliardi di maggio; oltre il 130% del Pil. Secondo le previsioni salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012.
- Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%;
- Disoccupazione: a giugno 2013 si attesta al 12,1%, dato peggiore dal 1977;
- Disoccupazione giovanile: il tasso nel segmento 15-24anni a giugno 2013 e' salito al 39,1%, in crescita di 0,8 punti percentuali su maggio e di 4,6 punti su base annua;
- Entrate tributarie: a maggio -0,7 miliardi rispetto allo stesso mese di un anno fa (a 30,1 miliardi, -2,2%). Nei primi 5 mesi del 2013 il calo è dello 0,4% rispetto ai primi 5 mesi del 2012;
- Gettito Iva: -6,8% nei primi 5 mesi del 2013, un vero disastro;
- Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi – 83.691.000.000.000 €).
- Manifattura: indice Pmi resta sotto i 50 punti, linea di demarcazione tra espansione e contrazione;
- Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, totalmente inattivi;
- Pil: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo dell'Italia ha subito una contrazione dello 0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell'anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell'anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat. S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l'Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%;
- Potere d'acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;
- Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);
- Prestiti delle banche alle imprese: -5% su base annua nei mesi da marzo a maggio. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;
- Produzione industriale : crollata -17,8% negli ultimi dieci anni, su base annua è in calo -2%;
- Ricchezza: bruciati circa 12 punti di Pil dall’inizio della crisi, 200.000.000.000 € circa;
- Sofferenze bancarie: a maggio 2013, secondo il rapporto Abi, le sofferenze lorde sono risultate pari ad oltre 135,7 miliardi di euro (135.700.000.000 €), 2,5 in più rispetto ad aprile 2013 (+22,4% annuo);

Questo con:
- una Mafia (che potremmo definire Mafia SPA) che nel 2012 ha fatturato 138.000.000.000 € esentasse. 
- un apparato Governativo che lo scorso anno è costato allo stato circa 170.000.000.000 € e avendo un GOVERNO (delle “larghe” intese) che ha aumentato le spese ed i privilegi (non ultimo una polizza sulla vita per i parlamentari che ci costa 1.000.000 € all’anno) in barba ad annunci e promesse elettorali, è facile la previsione che non cambiando il modello e i politici al timone, la storia non cambierà
e le spese militari…. Pensate agli F35? Si… come no. Magari fossero SOLO quelli.
Fino ad ora di tagli sostanziosi alle spese militari non sembrano essercene stati. Anzi, c’è stato un aumento.
Saranno acquistati con tali fondi soprattutto caccia europei Eurofighter. Se l'opinione pubblica si è concentrata sul preventivo di spesa per gli F-35 (12.000.000.000 €),  ora viene alla luce che il preventivo per gli Eurofighter italiani ha superato ogni record: 21.000.000.000 € di euro, 3 miliardi in più rispetto alla previsione.
Nel corso del 2013 soltanto per comprare gli Eurofighter il ministero Sviluppo Economico spenderà 1.182.000.000 €  , mentre quello della Difesa sborsa 500.000.000 € per gli F-35.
Il Ministero dello Sviluppo Economico “si accollerà" le fregate Fremm (5.600.000.000 € per le prime sei); i blindati da combattimento Freccia (1.500.000.000 €  per 249 veicoli); i jet d'addestramento Aermacchi M-346 (220.000.000 € per la prima trance); i gadger elettronici per il "Soldato futuro" (800.000.000 €); gli elicotteri NH-90 di Esercito e Marina (3.895.000.000 €) e gli Agusta AW-101 dell'Aeronautica (740.000.000 €).
L'Esercito spende soprattutto per gli elicotteri: i grandi Chinook presi negli Usa costano 974.000.000 € Poi ci sono 202.000.000 € milioni per acquistare 479 camionette Lince con protezione migliorata. La Marina sta completando la nuova flotta di sottomarini: i quattro modernissimi U-212 costeranno 1.885.000.000 €. Il documento rivela il prezzo finale della portaerei Cavour: 1.390.000.000 €. Le due ultime fregate Orizzonte consegnate invece verranno 1.500.000.000 €, con rate fino al 2020.
I costi, rateizzati, prevedono (decisioni già prese ed esecutive) che nel 2013, il Governo Italiano sborserà 5.500.000.000 € per spese militari.
Subirà invece tagli la preparazione dei militari che andranno all'estero in missione dall'Afghanistan al Libano. (Gianluca Di Feo, l'Espresso)

Ma tagliamo servizi sociali (politiche giovanili, integrazione, sport, servizi a disabili, servizi a persone in stato di disagio….dal 2008 a oggi – 86%), cultura, innovazione e ricerca, istruzione, verde e tutela ambientale, energie rinnovabili e turismo. Come rendere arido l’Humus che potrebbe far crescere (volutamente senza “ri-“) questa nazione in maniera davvero sostenibile.

A fronte di questo il “decreto del fare” e le altre lungimiranti, lucide e accurate scelte del governo, attualmente rapito completamente dal decidere se un condannato per un reato sia ammissibile a restare in un organo legislativo del governo (il Parlamento…), come la scelta sull’IMU, mentre i servizi aumentano il costo sui cittadini…. Cambierà qualcosa nella sostanza? Io credo di no.

A fronte di questa situazione ecco alcune “certezze” che ci aspettano:
In nostri governi, i precedenti, quello di Monti e l’attuale hanno accettato (fra gli altri) e approvato questi meccanismi:
Il MES Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto anche come fondo “salva Stati“ (a cui l’Italia ha ADERITO – approvato dal parlamento nel 2012 –  e a cui contribuisce come terzo stato dell’area EURO) dice che la nostra tranche di contribuzione del capitale iniziale è di 125.395.000.000 €. Inizialmente dobbiamo versarne il 20% cioè 25.079 Milioni di Euro, in cinque anni, significa circa 5.000.000.000 € all’anno per cinque anni, senza ma e senza se.
Nel caso avessimo, un domani, bisogno di questi soldi ce li”presterebbero” a fronte di pesanti “condizionalità” (cessione della gestione di grandi asset del paese tipo autostrade, treni… ecc) e con tassi d’interesse. Più o meno come pagare una assicurazione per danni, che quando hai bisogno, invece di rifonderti i danni, ti PRESTA i soldi per pagarteli e poi li rivuole con gli interessi. (Tralascio per il momento dove si andranno a prendere questi soldi. Accenno solo che le pesanti condizioni imposte dalla “troica” NON sono state accettate SOLO dalla Germania, con 37000 ricorsi alla corte costituzionale tedesca e che la stessa troica ha previsto che l’organo di gestione possa aumentare il fondo secondo necessità senza opposizione alcuna dagli stati aderenti).
Il FISCAL COMPACT (approvato, subito dopo la modifica della COSTITUZIONE sul pareggio di bilancio) che obbliga i paesi della UE a raggiungere in 20 anni un rapporto debito/PIL del 60%. Ora, valutato che il nostro rapporto debito/PIL attuale supera il 130% (deficit) significa, tradotto per gli ignoranti come me,  che per i prossimi 20 anni dobbiamo coprire (eliminare, risparmiare il deficit) circa di un 3,5 % di questo rapporto, ogni anno . Per fare questo significa imporre circa 60.000.000.000 €  di euro di tasse e tagli all’anno per circa 20 anni.

Un problema non è indipendente dal sistema che l'ha creato.

I fatti (numeri) riportati sono desumibili da documenti ufficiali reperibili in rete. E da articoli di giornali accreditati.(Raccolta dati fatta su articoli di La Repubblica, Il Fatto quotidiano, La Stampa, L'Espresso, Sito M5S (per raccolta dati aggregati Camera dei Deputati messo on line dai deputati M5S sulla base di doccumenti ufficiali), documenti on line su siti governativi, flmati su Youtube)

mercoledì 21 agosto 2013

il MADE in ITALY....


Il MADE in ITALY….

Girano 875 milioni di piccole armi nel mondo.
Le stime dello Small Arms Survey l'Italia esporta armi a paesi in guerra in misura sempre crescente.
Sono una dozzina i paesi che producono armi di piccolo taglio con maggior profitto:
Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Germania, India, Italia, Corea del Nord, Pakistan, Russia Svizzera Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.
Ed è qui che, ogni anno, vengono prodotte tra le 530.000 e le 580.000 armi leggere. La maggior parte dei paesi che producono armi, com'è facile intuire, sono anche quelli che ne detengono in maggior misura l'esportazione.


L’Italia è il SECONDO esportatore di armi militari della UE. L'Italia, sotto questo aspetto, rappresenta un caso particolare. La tecnologia Italiana nelle armi è apprezzata in tutto il mondo.  
Secondo i dati della RETE ITALIANA PER IL DISARMO, è il secondo paese europeo nella produzione ed esportazione di armamenti ad uso militare, dopo la Francia.
Il business è in continua crescita: lo spred con la Germania, in questo delicato settore, è infatti a nostro "favore". Per altro, negli ultimi 2 anni, i maggiori acquirenti delle nostre armi sono stati paesi al di fuori delle alleanze Nato-UE: Algeria, Egitto (si… proprio dove si stanno ammazzando ora), Turkmenistan  (penultimo tra i paesi al mondo per tutela dei diritti umani) e il regime autoritario del Gabon. Come su altro, il controllo etico su questo è pari uguale a ZERO.

È poi interessante sapere che, in ITALIA, oltre 7 milioni di cittadini posseggono armi da fuoco nelle loro case, più o meno autorizzate. E non parliamo di chi si da al crimine. Parliamo di famiglie.
C'è, infatti, molto sommerso nel settore e, con la legge di stabilità 2012, è stato anche approvato il decreto di abrogazione del così detto "catalogo delle armi", facente capo al Ministero degli Interni, e che sarebbe ancora un valido elemento di monitoraggio sulla detenzione di armi nel nostro Paese.
Non è dunque possibile fornire un quadro chiaro.
Certo è che in Italia il piccolo artigianato del Nord (Bresciano, , fabbrica fucili e pistole che possono costare dai 10.000 agli oltre 200.000 euro, muniti di proiettili il cui prezzo va dai 3 ai 5 euro.

Un comunicato Opal (Osservatorio Permanente Piccole Armi) di Brescia, nell'aprile 2013 riportava che l'esportazione di armi dalle industrie del bresciano è cresciuta del 20% solo nel 2012, garantendo un fatturato di 316 milioni di euro.
Le dichiarazioni di Obama su un giro di vite sul mercato di armi in America, non seguite da fatti, hanno scatenato l’effetto “provvista” da parte di milioni di acquirenti. L’Italia ha toccato margini e produzioni ed esportazioni che non vedeva da 20 anni.
I principali destinatari di questo mercato sono, da sempre, gli Stati Uniti, ma tra i maggiori acquirenti figurano la Turchia (oltre 36 milioni )e l'India (oltre 10 milioni). In forte crescita ci sono le esportazioni verso la Russia (10 milioni circa) e la Malaysia (5 milioni).

Il "Made in Italy" nei paesi in guerra. Non sono solo gli USA i maggiori destinatari delle nostre pregiate armi (la ditta Beretta è una tra le maggiori produttrici di armi al mondo e una forte azioniste della potente lobby di avvocatura armiera americana National Rifle Association), ma anche quelle zone di maggiore tensione e conflitto.
"Le industri bresciane, con l'esportazione di armi e munizioni, nel 2012  hanno raggiunto un fatturato complessivo di 316 milioni di euro - dichiara Giorgio Beretta, ricercatore della Rete Disarmo italiana - Destano preoccupazione anche le esportazioni di armi e munizioni verso paesi sottoposti a misure di embargo delle armi, come il Libano, per il quale nel 2012 sono state esportate armi bresciane per il valore di 1,2 milioni di euro. E sono cresciute anche le vendite nei paesi del Nord Africa, soprattutto nel periodo della Primavera Araba: in Egitto (1,8 milioni di euro), dove anche lo scorso anno e a tutt'oggi persistono le sollevazioni, e in Marocco (1,5 milioni di euro), che ancora occupa illegalmente il Sahara Occidentale costringendo a uno stato di sottomissione le popolazioni saharawi".

Per tornare al livello mondiale, bisogna ancora leggere i dati dello Small Arms Survey, che fornisce valutazioni complessive sull'impatto economico che le guerre hanno nel mondo. È evidente che tali conseguenze sono da distinguersi tra dirette (spese per mediche; spese giuridiche; assistenza a sfollati e profughi) e indirette (perdita di produttività; perdita di risorse umane; declino della qualità della vita). Tant'è che i conflitti violenti nel mondo diminuiscono la crescita del Pil dell'economia mondiale media di, almeno, il 2% ogni anno. Il costo economico della violenza armata in 90 paesi del mondo (i luoghi dove le guerre devastano maggiormente la popolazione) è di 95 miliardi di dollari americani (USD), e, in generale può raggiungere oltre i 160 miliardi di USD, incrinando il Pil mondiale dello 0,14% ogni anno.

Le armi di piccolo-medio taglio sono le principali responsabili di morte nei paesi devastati da ogni forma di conflitto. Al di là delle morti "dirette" (si aggirano attorno ai 100.000 militari l'anno, ma si tratta di una media a ribasso: la mortalità di uomini e donne uccisi in guerra è sicuramente più alta), sono le morti "indirette" a rappresentare i maggiori danni.
La popolazione civile soccombe e muore molto più di quella militare, attraverso le esplosioni, la diffusione di malattie infettive, la distruzione dei beni, la perdita dei diritti e l'assoluta mancanza dei servizi di base durante un conflitto. Per comprendere meglio: una stima ragionevole potrebbe essere un rapporto di 4 morti indiretti per 1 morte diretta nei conflitti attuali nel mondo, il che significa la morte di ben oltre 400.000 civili ogni anno. Cioè 1000 morti e 3000 feriti OGNI GIORNO. Se fosse assimilata ad una malattia tutti urlerebbero alla PANDEMIA!!

Giustamente, c'è il solito industrialotto del nord che ha l'idea illuminante: “Ripartire dalle armi.
L’idea è di Nicola Perrotti, presidente dell’Anpam, l’associazione nazionale armi e produttori sottolinea la grande forza del settore in Italia: “Siamo un settore solido, a evasione zero, capace di affrontare a testa alta i competitor stranieri come pochissimi altri possono fare in Italia.
Il nostro sviluppo potrebbe essere uno dei volani di ripresa dell’industria italiana, ma è messo a rischio ogni giorno dalla burocrazia e dalla confusione legislativa”.
Giusto. In barba alla morte che questo mercato si porta dietro. Secondo uno studio americano, se in una famiglia c’è un’arma (leggera) il pericolo di essere coinvolti in una tragedia (morte, feriti, menomazioni…) aumenta del 46%.
La legge italiana (n.185 del 9 luglio 1990) prevede (anche se non fa nulla per controllare o limitare di fatto questo mercato) che le operazioni di importazione, esportazione e transito di materiali di armamento vengano “regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. (il fatto Quotidiano, 11 aprile 2013).
E perchè non ripartire dai diritti umani? Dai servizi sociali? Dai beni comuni? Da modelli innovativi? Dai fondi a disposizione? Dalla Cultura? Dalla Ricerca e dalla Innovazione (anche sociale, ambientale, energetica...)? Dal turismo? dall'arte?... Armi. Più sicuro.

Sicuramente è un problema mondiale. Sicuramente non è l’unico. Sicuramente la speculazione e il reato (traffico di armi) in questo settore fioriscono, da sempre.
Come sicuramente alimenta quanto di peggiore c’è nell’essere umano. Unito a videogiochi, film e altre vaccate che idolatrano l’uomo che con la morte del prossimo risolve le questioni della vita.
La guerra non è sviluppo. La guerra è morte e sfruttamento. E la guerra è ovunque, se uno ha un’arma (leggera) in casa o in tasca.
Conosco bene le armi leggere. E so, che se ne hai una, è come se avessi già ucciso qualcuno. La fantasia dei film dove con precisione chirurgica colpisci con una pistola è, appunto, fantasia. O regno di pochi esseri dotati di maggiore precisione (ma, come tutti gli esseri umani, anche di fallacità e, prima o poi, anche loro sbagliano).
Io non voglio uno sviluppo come quello del signor Perrotti. A meno che non si facciano tutte le armi ad aria compressa e a pallini di gomma.
E vorrei che la nostra costituzione valesse qualcosa.
Che senso ha avere la costituzione più bella del mondo se la usiamo solo in bagno??


 
Fabbriche produttrici armi leggere in Italia.
ADC Armi Dallera Custom
Amadini Sandro & C
Armi Jager
Armi Magap
Armi Salvinelli
Armi Sport
Battaglia Mauro Armi
Benelli
Beretta
Bernardelli
Bettinsoli
Breda
Caesar Guerini
Cicognani Varide
Cosmi Amerigo & Figlio
Domino
Effebi
Euroarms Italia
Fabarm
Fabbrica Armi Isidoro RIzzini (FAIR)
Fabbrica Armi ValSusa (FAVS)
Falco
Famars
Farè Flavio
Fas Domino
Fausti Stefano
Finmeccanica
Franchi
Fratelli Gamba
Fratelli Pietta & C
Gamba Renato
Fabbrica Italiana Armi Brescia (IAB)
Investarm
Lu-Mar
MAG
Mapiz
Marocchi
M.R. New System Arms
Pardini
Pedersoli
Perazzi
Fratelli Pietta
Piotti
Poli Armi Fratelli
Rizzini
Sabatti
SIACE
Silma
Tanfolio
Aldo Uberti
Vatro
W.R. Saleri
Zoli Antonio.
(dati Rete Italiana per il Disarmo)
I CLIENTI DELL'ITALIA (armi leggere e pesanti):

PAESE IMPORTATORE .......VALORE IN MILIARDI

Emirati Arabi Uniti................................ 1.274
Germania................................................. 301
Spagna.................................................... 182
Argentina................................................ 104
Bulgaria..................................................... 95
Cipro......................................................... 62
Stati Uniti.................................................. 56
Venezuela................................................. 55
Francia..................................................... 49
Romania................................................... 37
Bangladesh............................................... 32
Norvegia................................................... 29
Canada..................................................... 28
Brunei....................................................... 28
Singapore.................................................. 26
Malaysia.................................................... 26
Cina.......................................................... 22
Turchia...................................................... 21
Gran Bretagna........................................... 20
Thailandia................................................. 16
Australia................................................... 15
Grecia...................................................... 11
Ghana...................................................... 10
Egitto....................................................... 9
Filippine................................................... 8
India........................................................ 8
Austria..................................................... 8
Olanda..................................................... 7
Danimarca............................................... 7
Nuova Zelanda......................................... 6
Irlanda..................................................... 5
Lussemburgo........................................... 5
Marocco................................................... 5
Corea del Sud........................................... 4
Algeria..................................................... 4
Taiwan..................................................... 4
Kuwait...................................................... 4
Belgio....................................................... 3
Svizzera.................................................... 2
Giappone................................................... 2
Sud Africa................................................. 1
Arabia Saudita........................................... 1
(Tabella Elaborata da GINO STRADA – Emergency)