giovedì 9 agosto 2012

Vaticano, Chiesa e orpelli vari. Capitolo 1.


Opus Dei

Cos’è l’OD? È una associazione, fondata da un prelato, che promuove in maniera abbastanza estremista il “volere di Dio” inteso come Dio dei Cristiani.

Oltre ai Prelati che ne fanno parte e che dirigono, i suoi soci si dividono in “numerari” e “Sopra numerari”. I primi sono una sorta evangelisti. Il loro compito è, infatti, “convertire” giovani ad essere nuovi numerari. Completamente coptati da piccoli e indrottinati all’inverosimile (scuole incluse) diventano, da grandi, formatori e istruttori per formare altri “numerari” fra i giovani.

I sopranumerari invece hanno funzioni di favore, di appoggio e di culto del credo dell’OD.
Dai sei anni i figli dei Soprannumerari vanno a scuole Opus Dei e ricevono una EDUCAZIONE SPIRITUALE. Vengono insegnati i comandamenti come leggi divine ineludibili, ma non esattamente quelli che tutti conosciamo, ma quelli MOLTO più restrittivi di una cultura religiosa di stampo medioevale.
E indrottinati sino al punto che a una bambina (di sette anni) alla quale viene chiesto “Perché preghi?” risponde convinta e serena “ Perché non passi la legge sul Divorzio”.  (filmato 2002).

Le donne possono essere Numerarie, Sovranumerarie o Ausiliarie: quest’ultime sono praticamente suore laiche, che si avvicinano all’OD con lo scopo di vivere una vita di servizio come la Vergine Maria. Tradotto, fanno da mangiare, puliscono e riordinano le camere. Non escono mai dalle strutture di accoglienza dove sono destinate e versano l’intero stipendio all’OD.

A 18 anni, il giovane adepto, viene prescelto dal Signore (come, non si sa), viene chiamato ad essere “numerario”.
Josemarìa Escrivá (fondatore dell’Opus Dei) diceva: nell’apostolato, vai a sottometterti, ad annullarti, non a imporre il tuo criterio personale.
“Essere uomo di Dio e sembrare uomo di mondo”.   
Praticamente una via di mezzo fra un “agente segreto” e una “spia”.
Abbandona tutto ciò che ha. Ma non come S. Francesco che da ai poveri, va tutto all'OD. 
Va a vivere in una casa comune.
Pratica il “cilicio” due ore al giorno, per mortificare il proprio corpo. (e sto parlando di adesso, e non del MEDIO EVO).
Se non sapete cos’è il cilicio….



E’ un grazioso aggeggino elastico, fatto di metallo, che possiede svariate punte interne (tipo filo spinato). Questo viene agganciato sulla coscia in evidente tensione, così da martoriare la carne sottostante.(... oggi, non nel MEDIOEVO c'è gente che lo fa due orette al giorno...)

L’Opus Dei controlla tutto dei suoi Numerari. Quello che leggono, quello che vedono, quello che acquistano, le frequentazioni, la corrispondenza, le comunicazioni e cosa fai durante la giornata (probabilmente anche cosa produci in bagno…). Un po’ come l'associazione dei CP.
Viene loro insegnato (e poi loro divulgano ) che noi tutti dobbiamo rispettare il comandamento che impone di ubbidire alle autorità. (Non ricordate quale sia? È il quarto: Rispetta il padre e la madre. Qui considerato, in maniera ampia, come “rispetta la famiglia” intesa nella accezione di "gruppo tutelante" ed esteso, quindi, anche alle comunità e quindi anche all’ OD, ma anche come “rispetta l’autorità”. Perchè la Famiglia (e l'autorità) è espressione divina) E questo perché i poteri terreni vengono conferiti da Dio.
Non a caso l’Opus Dei appoggiava apertamente Pinochet.

"Le leggi vanno rispettate, sempre che siano giuste. Sono giuste se conformi alla dottrina cristiana."

Ma l’Opus Dei è molto di più. Questo è l’esercito. 
Che conta ministri (o ex), Presidenti, parlamentari di diversi stati, banchieri, industriali, dittatori…).
Opus Dei controlla Governi. 
Controllava lo IOR fino al 2011. DI fatto lo controlla anche ora.
L’Istituto delle Opere Religiose nasce come custodia e amministrazione dei capitali destinati a opere di religione, ma è pur vero che da subito, anzi precisamente dal 1944, in piena guerra, viene fondata la POA (Pontificia Opera di Assistenza) attraverso la quale lo Ior si adopera nel riciclaggio di denaro sporco, soprattutto trasferimenti nazisti provenienti dalla Reichbank e da altre banche svizzere controllate sempre dai nazisti.
Nel 1960 approda nel consiglio di amministrazione dello Ior il mafioso Michele Sindona, consulente dell’arciv. Montini di Milano e il 15 agosto 1967 Paolo VI istituisce l’APSA (Amministrazione Patrimonio della Sede Apostolica), la banca centrale del Vaticano, impegnata nell’amministrazione dei beni di proprietà della Santa Sede, destinati a fornire fondi necessari all’adempimento delle funzioni della Curia Romana. Lo Ior mantiene le funzioni di banca privata come custodia della valuta e nel marzo del 1968 il Papa, non contento, crea anche la Prefettura degli Affari Economici del Vaticano. Il caso Banco Ambrosiano-Calvi è salotto di dibattito tra testate giornalistiche, televisive e sala stampa vaticana, “Vatileaks” e le manovre dell’arciv. Paul Casimir Marcinkus sono note come lo è la sua immunità diplomatica assicurata da Wojtyła, in debito con lui per avergli garantito copertura su truffe e scandali di alcuni preti polacchi di Filadelfia. A fronte di queste vicende giudiziarie rimane la questione del riciclaggio di denaro sporco tra il 1989 e il 1993: un trasferimento di 275 milioni di euro in contanti e di 200 miliardi di lire in titoli di Stato. Tutto finanziato e supportato dalla mafia e da Forza Italia. (atti giudiziari che coinvolgono Marcello dell’Utri. Che, guarda caso, è sovra numerario dell’Opus Dei.)
E questo per capire di cosa stiamo iniziando a parlare…. Un po di memoria storica.

Ma c’è di più. Questa organizzazione (che mi ricorda la SP.E.C.T.R.E. prodotta dalIa mente di Ian Fleming) ha radicato nel suo sistema un flusso di entrate costanti:  ogni componente dell’OD, (Prelati nulla, Numerari e Ausiliarie tutto, cioè stipendio, proprietà di famiglia e testamento, sovra numerari donazione Mensile) versa l’obolo mensilmente. Pensando (in base a stime recenti) che siano in 80.000 in tutto il mondo e facendo una media fra i 500 € e i 2000 € di donazione ad personam /mensile, sono circa 100 MILIONI di EURO al mese, che sfuggono a qualsiasi fiscalità.
Sono due le istanze parlamentari italiane (1986 e 2007) presentate per conoscere movimenti economici e componenti dell’Opus Dei. Ma sono state del tutto disattese e fatte cadere nell’oblio.
Con questa crisi potrebbe farmi un po' bestemmiare....

Per cocludere questo primo post sul tema a voi alcuni nomi di affiliati all’OPUS DEI:

Giulio Andreotti
Francesco Cossiga
Alberto Michelini
Marcello dell’Utri
Bruno Padula
Paolo Blasi
Carlo salvatori .
Ettore Barnabei
Susanna Tamaro
Carlo Rossella
Laura Biagiotti
Giovanni Trapattoni
Joaquín Navarro Valls
Pierpaolo Donati

lunedì 23 luglio 2012

Piove, si... no. Ma ci sono le nuvole... si... no.
L'aria è cambiata. Meno calda. Ma è un'impressione. Tornerà il caldo.
Le cose che non si muovono. Che restano ferme. E' come remare in un fiume di melassa. Fatichi come un somaro e resti li. Allora perchè remare? Per sentirmi vivo! Cazzo.
La gente che non c'è. O se c'è non risponde. O se risponde lo fa in maniera ambigua, non chiara. Si o no.
Senti Crozza che ti racconta che Dini ha 40.000 Euro di pensione mensile. E quando la Gruber gli chiede LEI SI ridurrebbe la PENSIONE? Risponde, piccato, "non capisco il senso della domanda".... !?!?!?!?!?.... Brutto ladro... PRENDERNE META'!!!!! Che cazzo c'è da capire???
Leggi che non faranno più il ponte di Messina.
Hanno già speso 270 milioni di euro. E il fatto di non farlo (impegni e contratti già firmati) porterà esborsi per lo stato di altri 400 milioni di euro.
Cazzo, solo in Italia si riescono a spedere 670 milioni di euro per non fare una minchia!!!
E poi, il basket, la macchina, i conti che non tornano. E invece chi torna rompe le palle.
Insomma ho la pelle sensbilizzata, i peli alti e ringhio. E mi girano a mille.
Se vi avvicinate con educazione e buone intenzioni, tenete la distanza. Non vorrei mordervi.
Se lo fate per rompere... Lasciate stare. 

domenica 8 luglio 2012

Amare una donna per tutta la vita?

Non avrei saputo dirlo meglio. Grazie Jacopo....
Oppure cambiare modello ogni 5 anni?
Il mito del maschio patriarcale è quello del latin lover. Cambiare donna ogni notte. Ma è una sciocchezza perché la prima volta che fai l’amore con una donna non c’è conoscenza, intimità, complicità e non puoi certo raggiungere il massimo dell’orgasmo.
Se cambi donna ogni notte insegui il piacere mentale della conquista, hai vinto, hai fatto un altro punto, un’altra tacca sulla tua pistola.
Ma se vuoi veramente l’estasi dei sensi ti conviene cercare qualche cosa di diverso dalle avventure.
Non esiste nella nostra cultura la celebrazione dell’estasi della millesima notte d’amore. Quando conosci tutto di lei e lei di te.
Inoltre non esiste la coscienza del fatto che l’amore cresce.
La nostra cultura è incentrata sull’apparenza e l’edonismo, il valore di mercato di un bel corpo.
Ma i corpi invecchiano e quindi i maschi benestanti si dedicano a cambiar moglie appena alla consorte diminuisce la tensione epidermica e spuntano le rughe.
Nell'articolo precedente di questa serie di scritti esistenziali, ho cercato di evidenziare che la nostra cultura non mette l’amore al primo posto, perché ha paura della potenza “mistica” della cotta romantica capace di far impazzire i sudditi dell’Impero.
Ora vorrei invece parlare di come la negazione della crescita dell’amore sia un danno epocale.
Quando spuntano le rughe sul viso dell’amata, o quando ci si trova di fronte a qualche contrasto, la tendenza dominante è quella di rompere il rapporto.
Diversamente si comporta una persona che è convinta che un amore cresca e che sia capace di dare i suoi frutti migliori solo dopo molto tempo.
E non solo per quanto riguarda il piacere orgasmico.
Dopo 17 anni di amore con Eleonora, non solo mi rendo conto che la amo e la desidero ma mi accorgo anche del fatto che cresce qualche cosa di assolutamente pazzesco tra noi due.
Mentre sto scrivendo mi rendo conto che nella nostra cultura basata su soldi e potere non esiste neppure un nome preciso per questo sentimento.
Manca la parola.
Provo a spiegarmi. Io ho incontrato questa donna meravigliosa e bellissima e me ne sono perdutamente innamorato.
E in tutti questi anni abbiamo vissuto una serie di eventi a volte bellissimi, a volte veramente tragici. Tutte queste esperienze hanno creato tra noi due qualche cosa di fortissimo. Più forte addirittura dell’amore romantico. Perché sai che lei, al di là degli scontri, al di là dei disaccordi, è totalmente con te, dalla tua parte. E tu uguale.
So che qualcuno starà pensando che sono discorsi al miele, e magari farà anche un sorrisino ironico… Ma per me è così. Dire che io darei la vita per lei non è retorica, è un fatto certo come il sorgere del sole. E so che per lei è uguale. Lei è dalla mia parte, sempre e comunque. Magari in certi momenti di rabbia mi può anche insultare ma lo fa restando dalla mia parte. Sono cose che nei primi anni non possono succedere perché solo la fucina della vita può fondere e ricostruire la parte della tua anima che si unisce con lei.
Posso indicare questo stato con le parole solidarietà, complicità, intesa, affiatamento, identitarismo (qualche cosa che ti dà reciproca identità), ma tutte queste parole non c’entrano quel che sto descrivendo.
E non esiste neppure una parola che definisca il contrario: l’idea che un uomo che resta per tutta la vita sia un po’ pirla e che si debba cambiare donna come si cambia auto per averne sempre una nuova fiammante.
Se sperimenti questo miracolo dell’amore poi ti rendi conto anche di un altro prodigio complementare. La donna che ami resta bellissima in eterno.
Quando faccio l’amore con Eleonora lei ha sempre 26 anni ed è stesa sopra un letto color avorio, in una camera di un alberghetto di Sciacca, con al di là della finestra solo il mare, e il suo corpo è fuoco liquido. E io non potrei amarla di più. Perché lei è la mia vita.
(Jacopo Fò)

mercoledì 20 giugno 2012

Hic sunt Leones...


Il suono della sirena scandisce la fine dei primi due quarti, e con esso l’inizio dell’intervallo lungo.
Non guardo nessuno e parto dritto verso lo spogliatoio. Deciso. Senza dire nulla. So che i ragazzi mi seguiranno.
Entro. Cerco un posto più o meno centrale.  Mi siedo e aspetto.  In silenzio.
Entrano anche i miei giocatori. Prima alla chetichella, poi sempre più velocemente, magari anche interrompendo discussioni fra di loro.
Cose a cui non faccio il minimo caso. Ora.

Abbiamo giocato due quarti ributtanti. Con tutto il rispetto per gli anziani, se giochiamo così dovremmo andare a giocare il campionato ANFASS. Tipico, penso, quando incontriamo una squadra di gente triste, ci adeguiamo, invece di giocare. Forse sono le motivazioni che mancano. Vorrei incazzarmi. Ma non lo farò.

Faccio passare altri 10 secondi. Voglio almeno 5/6 secondi di silenzio assoluto.
C’è l’ho. Ora ascoltano.

"Pena. Facciamo pena. E al diavolo la teoria che con gli sfigati giochiamo male. Siamo giocatori di Basket, non puttane che non pagate, non ci mettono enfasi nella prestazione.
La questione penso sia un’altra.
Io vi alleno perché penso che, anche se qualche volta sembrate un po’ arrugginiti e acciaccati, siete dei grandi giocatori. In grado di far vedere un bel Basket. Di costruirlo, come un disegno fatto insieme. Di metterlo li, su quel parquet.

Ma, sapete?
Se ci credo solo io, conta poco o nulla. Se date ascolto alla parte indolente di voi, sarete indolenti.
In ritardo sulle difese, anche se mi attacca un “morto”.
In ritardo sui passaggi, con tiri buttati quasi a caso.
E in quest’altro disegno, continuate a dipingervi sempre più incapaci.

Perché capitemi, li dietro quella porta, oggi, in campo ci siete solo voi. Se giocate, li spacchiamo. Se non lo fate, perdiamo in maniera ignobile.
Ma non chiedete a me le Vostre motivazioni. Io ho le mie. E spero, anzi, so… Voi le vostre.
Se non fate leva su quelle. Se non decidete che tutte le partite vanno giocate al 100% se non metterete cuore e concentrazione in ogni tiro in ogni passaggio, in ogni sguardo ai compagni, stiamo perdendo tempo. Molliamo tutto e andiamo a mangiarci una pizza.


Se, invece…
sentite dentro… 
che siamo (ancora) una squadra,
sentite che ha senso stare qui e lottare su ogni pallone anche se di fronte non abbiamo un colosso, ma solo un avversario mediocre,
se riuscite a essere forti e umili, senza far finta di esserlo,
allora torniamo dentro e giochiamo insieme a Basket. Insieme.

Se diciamo Hic Sunt Leones… non miagoliamo come gattini bagnati."

Ci alziamo. Uniamo i pugni al cielo. Hic… sunt… LEONES!!!!!

La vera emozione di essere un allenatore?
Per me sta nella capacità di capire e leggere le situazioni, e, di conseguenza, di aver qualcosa (poco e preciso) da dire. Ma, alla fine e soprattutto, di riuscire a farmi ascoltare e capire.
E ogni tanto ci si riesce. Alla fine +28.

domenica 17 giugno 2012

the Soul of Basket


Arrotolo con cura il salva pelle, un giro solo perché costa un sacco.
Ho giù preparato le strisce di nastro, e sono pronto a procedere nel rito della fasciatura delle mie povere caviglie. Poche volte mi sono chiesto come si comporteranno domani, quando smetterò. 
Oggi devono tenere.  Quindi… sotto con la fasciatura.
I miei compagni stanno arrivando ora, ma io sono praticamente già pronto.

Per me è un rito. C’è una sorta di sacralità, per me, nell’entrare in campo. 
A luci ancora spente, senza spettatori, prima che la bolgia e l’adrenalina alterino le tue percezioni.
Ho bisogno di sentire l’attrito della mia mano sul pallone, lo stridio delle mie scarpe sul parquet, il rumore unico (e portatore di assuefazione e dipendenza) della retina che accoglie il pallone, rallentandolo un poco prima della caduta.
Muovo i primi passi, corro piano, la tensione pre partita se ne va, provo solo divertimento. E determinazione.

Un giocatore mitico e per sempre mio idolo, prima della partita, con il suo sorriso unico, diceva “showtime !!!” , anche se per lui (come per me) era importante mettere tutto nella “sfida” e poi…  se si poteva, se ci si riusciva…  vincere. Battendo prima se stessi e i propri limiti e poi gli altri, attraverso i loro limiti.  Voglio giocare così, con questo spirito.

Siamo tutti ormai, Jack, Gazzingher, Gigi, Leo, Tony, e gli altri.
Ci riscaldiamo in silenzio, lanciandoci sguardi di intesa, che parlano più di mille parole.

Agli ordini del “comandante” di questa ciurma, il ritmo si fa inteso, i movimenti sempre più forti e veloci, alziamo la precisione e con essa la determinazione.
Di la della linea di metà campo una brutta “gatta da pelare”: sono 10, ma tutti molto tosti e ruvidi in difesa. E poi ne hanno un paio a cui sarebbe meglio tagliare le mani, … che tiratori, ragazzi.
Ma queste sono le partite che io e i miei compagni vogliamo giocare.
Dentro o fuori. Loro o noi. Nessuna replica, ultimo spettacolo, ultima chance.

Palla due…. Si inzia. È nostra. Buon “segno”. Quando la scaramanzia è scienza. Sorrido e corro.

La partita vive i suoi momenti e come un mare è fatta a onde. Ora ti favorisce, ora ti sembra di essere in salita. I tecnici la chiamano “inerzia”. Tu che giochi da tempo la conosci bene. E sai che quando si fa fatica conta solo il semplice e l’essenziale. In attesa che la partita torni da te.
E se non lo fa, la vai a prendere. Invitandola.

Mi hanno messo un troglodita mastino a difendermi.
Questo buzzurro è duro come un sasso e picchia duro. 
Mi sta lontano. Sa che se me ne da l’occasione lo lascio li. A guardarmi mentre entro.
Siccome mi da spazio, lavoro per i compagni e, poco all’inizio, ma in un crescendo mi prendo i miei tiri. 
Non sono un fromboliere… ma i primi tre li ho messi. 
Infatti ora sento l’odore del suo sudore. Si è avvicinato, il mio mastino.
Aspetto che sia il mio turno. Il mio momento. Ce ne sono tanti in un match. 
Devi solo imparare a riconoscerli e ad affrontarli, con presenza, attenzione e responsabilità. Ma soprattutto, giocando.

Il coach chiama Timeout. Ne vuole parlare. Dice poche cose. Chiare. Semplici. Lo ammiro. E mi fido. “Ehi, ho bisogno che cominci ad entrare. Devono stare attenti a te. Ci sei?”
Gli sorrido,  e alzando il pollice del pugno sinistro chiuso, lo rassicuro. Girandogli le spalle, mi sistemo la maglia e torno nella bolgia.

Un secondo prima di cominciare, facciamo gruppo in campo. Un attimo. Ancora intesa e sguardi di approvazione e fiducia. Ora li spacchiamo.

Taglio. Da destra a sinistra… il mio difensore è un po’ stanco e reagisce un attimo dopo. Gambe alte. Tony vede. Ricevo. Finto subito un tiro per valutare la reazione.  Reagisce il mastino.
“sei ancora qui, eh?” penso.
E’ un attimo. Si distrae, a causa di jack che finta un blocco sul suo lato sinistro. Gira la testa e per resistere al contatto porta il suo peso sulla sua gamba destra. Ora sei mio!!
Mi abbasso come un felino che attacca e incrocio profondo a sinistra, lo passo… ma manca ancora per arrivare. Allora mentre palleggio cambio passo e affondo di nuovo il passo destro (l’ho visto fare a un giocatore russo, così arrivo diritto e in equilibrio sotto canestro) di nuovo palleggio e primo passo del terzo tempo ancora di sinistro, ma stringendo ancora la curva. Destro e vado su. Mentre salgo lo vedo arrivare per fermarmi.
In volo cambio mano e tiro la palla con la destra invece che con la sinistra, dove punta il mio avversario, passando dietro alle sue mani protese. La palla non tocca nulla se non la retina: mio premio è il rumore del “ciof”.

Atterro e recupero in difesa. Jack che corre all’indietro mi da un “highfive”.
“Bel numero… ma io l’avrei appoggiata al tabellone, magari era più sicuro, no?”
Ed io “E dove pensi abbia mirato?” Ridiamo. Pronti alla prossima azione.

Alle volte sognavo che le partite finissero solo quando tutti i giocatori erano esausti.  E non allo scadere del tempo. Quei momenti di intesa, di fatica, di scelte condivise e uguali, fatte insieme nello stesso momento, sono unici. 
Ti fanno sentire parte di qualcosa. 
Ti fanno sentire compreso, capito. 
Cose uniche, che poi ricerchi, anche in altri ambiti, nella partita che si chiama vita.  

sabato 16 giugno 2012

.. over 40.

E se un povero disgraziato ha la sfiga di perdere il lavoro dopo i 40?
Leggo e posto la lettera di Roberta. Dice tutto. E di più. E dalle istituzioni, un silenzio assordante.


Gentili Signori,
Sono una donna di 51 anni che vede il Vs. operato, e non mi permetterei mai di criticarlo negativamente, se non fosse che, per quanto riguarda il problema occupazionale, Voi fate sempre riferimento ai giovani. Dovreste tenere presente che , in Italia, c’è una fascia di persone che hanno superato i 40 anni e che, per cause non attribuibili a loro, si trovano senza un’occupazione ed oltretutto fanno fatica a reinserirsi nel mercato del lavoro. Tutto questo perché vengono considerati da tutti come “Merce da rottamare” dai titolari di aziende, dai sindacati, dalle istituzioni. Affermo tutto questo in quanto, mio malgrado, faccio parte anch’io di questa fascia di persone da quasi 6 anni; credetemi, non è facile cercare di andare avanti in modo sempre precario, senza sapere cosa ti aspetta il futuro, ed inoltre, anche quando si viene assunti da un’azienda per un periodo di tempo determinato, si è sempre visti come lavoratori di serie “B” dai titolari della stessa azienda, dai dirigenti, perfino dagli stessi impiegati.
Ma la cosa che fa più male è il costatare che, per quanto riguarda il problema dei disoccupati over-40 non viene quasi mai affrontato nemmeno dai mass media; a volte ci sono degli accenni (Di questo problema ho sentito parlare ben poche volte) ma vengono quasi subito smorzati, quasi come se questa realtà non si volesse vedere, o peggio ancora si facesse finta che non esista. Questo atteggiamento lo ritengo un modo molto spiccio per gettarci pesci in faccia e relegarci sempre di più ai margini della società, considerandoci così come “Rifiuti”. Sappiate che siamo anche noi degli esseri umani, e questo atteggiamento mentale, oltre che scorretto nei nostri confronti, è anche un modo molto discriminante per considerarci “Zavorra”, o per meglio dire “Rifiuti non più riciclabili”.
Deduco tutto ciò in quanto io stessa vivo questo problema in prima persona, ma anche perché noto che, quando si parla di disoccupazione, si fa sempre cenno ai giovani. Senza nulla togliere a loro in quanto sono il futuro del nostro Paese, dovreste anche affrontare il problema dei disoccupati over- 40; tenete presente che, un disoccupato che ha superato la quarantina d’anni, se non riesce a trovare lavoro, ha delle ripercussioni negative non soltanto su se stesso, ma anche verso i propri familiari. Io ad esempio, non sono sposata, vivo con i miei genitori ultraottantenni che non hanno più una salute ferrea, e quindi ci sono dei costi per quanto riguarda l’acquisto di medicinali, il mantenimento di una casa, le spese condominiali, le utenze. Come credete che mi senta io quando vedo che non posso contribuire al bilancio familiare in quanto non ho un lavoro? Tenete presente che il mio non è un caso a parte, come me vive altra gente, ma trovo assolutamente sconcertante ed oltremodo ingiusto il fatto di non essere nemmeno riconosciuti come esseri umani che cercano di far valere un diritto sacrosanto (ndr COSTITUZIONALE!!!!)! Tenete inoltre presente che, per una persona di 40-50 anni, il fatto di non essere di sostegno economico per i propri familiari, con l’andar del tempo e nonostante la forza di carattere, diventa deprimente e snervante vivere nella suddetta situazione. Dovreste inoltre essere informati che,in Italia, i disoccupati in età matura non sono un numero inferiore rispetto ai giovani; si tratta di 1 milione e mezzo circa di persone che, con la loro esperienza e la loro buona volontà, possono dare molto per ricostruire il mercato del lavoro se non fossero maltrattati, o meglio se non esistesse il preconcetto “Troppo giovani per la pensione ma troppo vecchi per lavorare”; questo modo di pensare è molto comune tra i titolari ed il personale delle aziende, e molto spesso non si rendono conto che, con questo preconcetto, si autoassolvono rimettendoci in minima parte loro, ed in massima parte i candidati che dovrebbero essere assunti ma che invece, causa età, vengono sistematicamente scartati. Faccio notare che, per quanto riguarda il fattore età, esiste il DLGS 216/03, che recepisce la direttiva europea 2000/78, che vieta ogni tipo di discriminazione per quanto riguarda l’età, sesso, culto, razza; questa legge, nonostante la sua esistenza, non viene quasi mai applicata dalle aziende, ma neanche dai centri per l’impiego o alcune volte neanche dalla amministrazione pubblica nei suoi concorsi.. Sono al corrente di quanto suddetto in quanto sono una simpatizzante dell’Associazione Lavoratori over-40 guidata dal Dott. Giuseppe Zaffarano, associazione che si occupa da 10 anni delle problematiche di chi ha perso il lavoro in età matura.
Tengo inoltre a precisarVi che una persona che perde il lavoro in età matura, ha dei problemi ben più grandi di una persona che ha 20-25 anni, che magari non lavora ma nonostante tutto può permettersi un tenore di vita agiato in quanto ha i genitori che lavorano e possono garantirgli il necessario per mantenersi fino a quando non sarà economicamente indipendente. Vi pregherei quindi, di intervenire prontamente su tale problematica di lavoro e di tener presente anche tutte quelle persone che hanno perso il lavoro in età non più giovane ma che sono ancora lontani dalla pensione. Anzi, a mio avviso dovreste fare delle leggi per favorire la flessibilità di rientro sul mercato del lavoro di questi individui. Inoltre dovreste far applicare il rispetto della DLGS 216/03 (Discriminazioni riguardanti i limiti di età, sesso, culto,razza) con un maggior rigore, in modo tale da facilitare ulteriormente il rientro degli over-40 nel mercato del lavoro. Certa che prenderete questa mia missiva non come un rimprovero ma come un consiglio, Vi porgo i miei più distinti saluti.

domenica 10 giugno 2012

Mathilda


Respiro piano.
Vedo, sento e ascolto. Non penso. 
Sento il vento su di me.
Stanno finendo di preparare. Manca poco.
Sarà puntuale. Lo è sempre.

Lei è qui di fianco a me.
Non l’ho cercata. Ma ora c’è.
Strano. Lei vede dentro di me.   
Il mio vero cuore. Non la mia maschera.
Non ciò che faccio.
La difenderò. Da quando l'ho fatta entrare non può essere altrimenti.
La mia è una battaglia persa.
Ma lei non morirà.

Il primo colpo parte veloce. Centro. Via uno. Sotto l’altro.
Come il primo.
Andiamo.

Lei mi apre finestre chiuse da secoli. 
Oggi Lei mi ridà "vita".
Quella che io tolgo agli altri e quella che, goccia dopo goccia,
quella che ho tolto a me stesso.

So che è l’inizio della fine.
Ma sono un giocatore. 
Gioco con le carte che il destino mi da.
Faccio del mio meglio.
Sarà una bella fine.

Per chi come me, nasconde il proprio cuore per tutta la sua vita,
non è facile farlo vedere.
Ma soprattutto. Farlo vedere significa morire.

Mi chiedo:
sapere che esiste chi ti ama incondizionatamente e conosce la vera forma del tuo cuore, è abbastanza per dedicare una vita?
Si. 
Mentre il buio scende su di me, so che è così.


And if I told you that I loved you
You'd maybe think there's something wrong
I'm not a man of too many faces
The mask I wear is one
Those who speak know nothing
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who smile are lost. 
…
But that's not the shape of my heart
That's not the shape of my heart